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I nuovi equilibri della mafia a Palermo e Provincia | L’operazione “Reset” smantella il clan di Bagheria

L’operazione “Reset”, che ha portato all’arresto di 31 affiliati della mafia bagherese, ha fatto emergere che in Cosa nostra non è mai venuta meno la necessità di trovare unione e rappresentatività, di dotarsi di un organo decisionale, una sorta di direttorio, con al vertice il più influente tra i capi mandamento liberi, in grado di relazionarsi con i capi mafia operanti fuori dalla provincia di Palermo, di delineare le strategie operative, di dirimere eventuali conflitti interni.

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Il percorso che ha portato all’operazione di stamattina si fonda sui diversi filoni di indagini condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri: “Oscar” del 28 novembre 2011, “Pedro” del 13 dicembre 2011, “Sisma” del 12 aprile 2012, “Alexander” del 3 luglio 2013 e “Argo” dell’8 maggio 2013.

Grazie alle dichiarazioni del pentito Sergio Salvatore Flamia è stato possibile ricostruire che dopo il fallimento del progetto dei boss, sventato con l’operazione Perseo, Cosa nostra è riuscita a dotarsi di un organo decisionale, composto da alcuni tra i più influenti capi mandamento della città e della provincia.

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A seguito dell’indagine Argo, da cui era derivata la completa disarticolazione dei vertici del mandamento mafioso di Bagheria, tre delle persone arrestate hanno deciso di collaborare con la giustizia:  Giuseppe Salvatore Carbone, Vincenzo Gennaro e proprio Sergio Rosario Flamia.

Flamia ha riferito che, subito dopo alla sua scarcerazione del settembre 2011, Antonino Zarcone, allora reggente del mandamento di Bagheria, gli aveva confidato: “A Palermo hanno ricostruito di nuovo tutto”.

L’influenza del ‘direttorio’ sull’organizzazione di Cosa nostra palermitana è mostrata da due eventi, entrambi ricostruiti grazie alle recenti investigazioni: il passaggio tra novembre e dicembre del 2011 del mandamento da Bagheria ad Altavilla e il successivo ritorno, a fine 2011 inizi del 2012, a Bagheria e il progettato trasferimento, tra gennaio e febbraio 2013, del mandamento da Trabia a Caccamo.

Claudio Porcasi

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Claudio Porcasi
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