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Poliziotti positivi alla tubercolosi a Catania | Il Sap: “Alfano ci deve delle risposte”

Quattro casi di possibile Tbc sono stati diagnosticati ad altrettanti poliziotti in servizio nella Questura di Catania. Il dato è emerso durante uno screening al quale sono sottoposti da tempo tutti gli agenti che partecipano a operazioni di assistenza e investigazione per sbarchi di migranti. I quattro poliziotti saranno sottoposti a ulteriore esami medici per la conferma della diagnosi. Nei loro confronti, intanto, non sono stati attivati protocolli medici come l’isolamento.

Gli esperti di Infettivologia, infatti, hanno ritenuto non necessario il loro ricovero e non hanno disposto accertamenti per i loro familiari. Gli esami medici disposti dalla Questura di Catania sono “finalizzati a screening antitubercolosi”. È il test di Mantoux, noto anche come intradermoreazione, o Tubercolin skin test (Tst): una prova utile per saggiare la presenza in un individuo di una infezione anche latente da mycobacterium tuberculosis, il micobatterio della tubercolosi. L’esecuzione del test consiste nell’iniezione intradermica di derivati proteici purificati della tubercolina, per valutare la reazione locale dell’organismo a distanza di alcuni giorni. E’ un esame economico e facile da effettuare, ma presenta alcuni svantaggi, come il periodo ben definito per la lettura del risultato e una quota significativa sia di falsi positivi che negativi. Chi risulta positivo passa ai controlli medici successivi: il primo è una radiografia toracica.

I casi di “poliziotti in servizio a Catania risultati positivi al test di Mantoux, che attesta la presenza di “infezione tubercolare”, per il Sap è legato alla tardiva comunicazione “del fatto che durante uno degli sbarchi di immigrati avvenuto i primi di giugno è stata riscontrata la presenza di infezione Tbc in uno degli stranieri”. Lo afferma il Sindacato autonomo di polizia annunciando che “sta valutando azioni giudiziarie a tutela del personale in divisa e dei propri iscritti”. “Tra maggio e giugno – osserva il segretario del Sap, Gianni Tonelli – sono sbarcati al porto di Catania circa 2.659 immigrati. Tutti i servizi sono stati effettuati dai poliziotti senza adeguata profilassi preventiva, protezione individuali e una debita cabina di regia da parte della Prefettura”.

In uno sbarco ai primi di giugno è stata accertata la presenza di un soggetto affetto da Tbc: “Per oltre venti giorni c’è stato silenzio assoluto dalla nostra amministrazione – dice Tonelli – poi, dopo una lunga ‘meditazione’, tutto il personale impiegato in quei servizi è stato sottoposto al test di Mantoux, che ha riscontrato la presenza di una infezione tubercolare latente. La profilassi in questi casi prevede ulteriori test diagnostici, immunologici e radiologici per confermare la presenza della malattia”. Secondo il Sap “ci sarebbe voluto un mese per fare le analisi, per le liste di attesa Usl”, ma il sindacato di polizia a Catania “è riuscito fare anticipare gli esami ai primi giorni di luglio”. “Ma siamo stufi – sostiene Tonelli – di questa disorganizzazione del Viminale, del Dipartimento della Ps e soprattutto delle Prefetture. La prossima settimana incontrerò il ministro Alfano al quale chiederò spiegazioni e soprattutto risposte urgentissime”.

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