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Tavolo tra Pd e M5S: sì al dialogo no agli insulti | Renzi: “Sulle riforme non siamo così lontani”

di Azzurra Sichera

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Tavolo tra Pd e M5S: sì al dialogo no agli insulti | Renzi: “Sulle riforme non siamo così lontani”

| giovedì 17 Luglio 2014 - 11:15
Tavolo tra Pd e M5S: sì al dialogo no agli insulti | Renzi: “Sulle riforme non siamo così lontani”

Un’ora e mezza di incontro durante il quale si sono alternati momenti di dialogo sereno ad attimi di acceso confronto, non sempre sul tema delle riforme. Renzi ha sottolineato un’apertura del movimento di Grillo ma ha anche chiesto: “Potreste usare dei toni che non siano vicini agli insulti?”.

Il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico si sono incontrati alla Camera: sul tavolo ancora una volta il tema caldo delle riforme, soprattutto quella elettorale. Non sono mancate le polemiche, i rimandi, le battute, le frecciatine, ma sembra che si voglia continuare a mantenere un dialogo aperto, purché sia costruttivo e il più possibile ampio. Per il Partito Democratico infatti rimane saldo un punto: il coinvolgimento di tutti i partiti, non solo il Movimento 5 Stelle anche se tutti gli esponenti, Renzi per primo, si sono dichiarati molto soddisfatti dell’apertura dimostrata dai grillini.

Renzi non ha occupato un posto al centro del tavolo ma si è mantenuto leggermente defilato e, dopo essersi tolto la giacca, l’ha indossata di nuovo perché ha ricevuto degli sms sulla sua “pancetta”: “Mi dicono che sono ingrassato” confessa alla telecamera. Non è intervenuto Beppe Grillo, che pure durante l’incontro precedente era stato assente, forse per evitare che la discussione si accendesse troppo. Anche se in quasi due ore, non sono mancati toni accesi.

Subito si entra nel vivo. Il Movimento 5 Stelle ha presentato al premier Renzi una nuova proposta per la riforme elettorale in cinque punti. Un punto fondamentale che i grillini hanno subito esposto è quello che riguarda la posizione dei politici condannati che a loro avviso “non possono più essere eletti in Parlamento”. “Altro punto è la prassi non accettabile che un capo politico si presenti come in più circoscrizioni e poi possa scegliere dove prendere il seggio” ha detto il deputato M5S Danilo Toninelli.

“Voi parlate di certezza della vittoria, a noi interessa la stabilità” dice il deputato M5S Luigi Di Maio nel mettere l’accento sulla stabilità dei governi più che sulla governabilità. “Il doppio premio di coalizione dà instabilità – aggiunge Toninelli – Diamo stabilità alla governabilità con il doppio turno di lista. Il primo punto è un proporzionale senza soglie di sbarramento per colmare un deficit di rappresentatività dato dal doppio turno. Al primo turno vince chi prende un voto in più del 50%, altrimenti c’è il ballottaggio” ha continuato Danilo Toninelli.

Debora Serracchiani (PD) si dichiara “felicissima” dell’incontro e dopo aver ascoltato i cinque punti chiede che si ricominci dall’inizio: per il Partito Democratico il primo nodo da sciogliere è la governabilità. “Non siamo venuti qui a lanciare slogan, la parte dello streaming non ci appartiene a noi interessa fare le riforme”.

Si discute quindi di governabilità e preferenze: sembra che i due partiti non riescano a trovare un punto di incontro su questi due concetti. Per Alessandra Moretti (PD) non c’è “nessun problema a parlare di preferenze, ma non potete pretendere che tutto il lavoro fatto fin qui venga stravolto. Il PD sin da subito si era dichiarato disponibile a discutere sul sistema delle preferenze e con le altre forze politiche siamo arrivati a una mediazione e hanno accettato il confronto con il PD. Un dialogo che inizialmente – ha sottolineato la Moretti – i grillini hanno rifiutato”. “Capisco, comanda Berlusconi…” è stata la replica di Toninelli.

“Non siamo venuti pretendendo di stravolgere alcunché” ha precisato Di Maio (M5S). “Vogliamo sapere solo se volete discutere sulle nostre osservazioni o meno” ribadisce il vice presidente alla Camera dei Deputati.

A questo punto ha preso la parola il premier Renzi: “Si sono fatti degli obiettivi passi in avanti, nessuno può dire il contrario. Ma permettetemi di dire che il nostro atteggiamento è un po’ scettico perché leggiamo delle dichiarazioni che ci paragonano a personaggi che non ci fanno molta simpatia ma andiamo al punto della discussione”.

“Partiamo dal presupposto che è necessaria una maggioranza ampia per avere maggiore stabilità” ha ribadito Renzi. “Doppio turno va bene, voi dite doppio turno di lista ma noi dobbiamo parlarne con gli altri partiti”. “Se dovessi scegliere tra preferenze e primarie per legge – ha continuato Renzi – personalmente sarei per la preferenza. Si è arrivati a un accordo che non le prevede tanto che come PD facciamo le primarie. Alcuni dicono di farle per legge, dobbiamo capire se M5S è disponibile ad avere un meccanismo del genere. Personalmente non sono convinto di questo sistema perché ha un costo per lo Stato”.

Renzi passa al setaccio i punti esposti dal Movimento 5 stelle esprimendo i suoi dubbi a riguardo e analizzando i singoli passaggi. Poi gli risponde Di Maio e la discussione in alcuni passaggi assume toni un po’ accesi. Il premier interviene per sedare gli animi e per ribadire: “Abbiamo capito. Ci avete ripetuto più volte gli stessi punti, nonostante le nostre facce vi diciamo che abbiamo capito”. Ma il Movimento 5 Stelle non sembra d’accordo: “Presidente ma lei ci sente?”. E il dibattito ricomincia.

“A differenza di voi, noi abbiamo bisogno di trovare un accordo molto ampio, perché abbiamo bisogno che ci stiate voi e che ci stiano anche gli altri” sottolinea Matteo Renzi che chiede agli esponenti pentastellati quali siano i punti sui quali non sono disposti a fare marcia indietro o a discutere. E di nuovo la discussione lascia da parte i toni calmi ed educati.

“Vogliamo tenerla aperta o no la discussione sulle riforme costituzionali? E se sì quali sono i punti su cui voi non accettate totalmente nessun tipo di accordo?” domanda di nuovo il premier Matteo Renzi al M5S. Poi afferma: “Non credo che siamo così lontani” nel merito della riforma.

“Ragionevolmente in 15 giorni si chiudono le riforme costituzionali al Senato” sottolinea il premier al M5S. “Se continua l’ostruzionismo, ci vorranno al massimo 15 giorni, da quando si inizia a votare, lunedì prevedibilmente. Il giorno dopo siamo pronti a discutere della legge elettorale al Senato”.

“Avete fatto dei passi in avanti rispetto alla proposta iniziale e in alcuni punti sono largamente condivisibili. Noi facciamo un giro con le altre forze politiche mettiamo per iscritto quello che può restare in piedi e non perdiamo neanche un minuto dopo l’approvazione della riforma costituzionale in modo tale che ‘se son rose fioriranno’. Devo riconoscere che c’è stata un’apertura che l’altra volta non c’era” ha sottolineato il presidente del Consiglio.

“Ci rivediamo prima che l’aula del Senato discuta di legge elettorale” ha detto Renzi. “Ma voi nel frattempo potete avere dei toni che non siano vicini agli insulti?”. “Le differenze che ci sono tra di noi sono evidenti ma sono meno marcate rispetto a quello che ci aspettavamo. Tra la vostra proposta e la nostra non c’è il Rio delle Amazzoni ma c’è un ruscello che non è detto riusciremo a colmare, ma potremmo trovare punto incontro – ha detto Renzi -. Da qui al primo agosto facciamo il giro ufficiale con tutte le forze politiche che stanno consentendo di far le riforme costituzionali e elettorale e mettiamo per iscritto quello che può restare in piedi o no”.

Ma dopo un’ora e mezza il dibattito si riaccende sul tema dell’immunità parlamentare. Renzi dichiara: “Io non ce l’ho e vivo lo stesso”. Il premier si è detto disposto a discutere sulla proposta di abolizione purché ci sia l’accordo di tutte le forze politiche. Luigi Di Maio ha lanciato a quel punto la provocazione: “Deve andare ad Arcore a chiedere il permesso?”. Subito la replica: “Finché non riconoscerete la differenza fra il partito di Arcore e il nostro non capirete perché il vostro vinciamo noi è diventato vinciamo poi“.

“C’è una possibilità concreta non buttatela via provocando lo scontro – ha voluto concludere Matteo Renzi, prendiamo per buono le cose che ci accomunano. Si tratta di fare lo sforzo di ascoltare tutti, sarebbe più facile fare gli autoritaristi, ma noi siamo democratici” ha chiosato il premier.

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