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Contenziosi, la Sicilia può trattare con lo Stato? | Le opposizioni si scagliano contro Crocetta

“Il presidente della Regione riferisca in Aula sulla decisione di chiudere i contenziosi con lo Stato. Si tratta di una vera e propria incursione nei nostri conti pubblici a cui vengono sottratti, con un gesto arbitrario del governatore, immensi patrimoni”. L’attacco al governatore siciliano, Rosario Crocetta, arriva dal suo ex avversario Nello Musumeci, oggi alla guida delle opposizioni all’Assemblea regionale siciliana.

Il riferimento è all’accordo sottoscritto lo scorso 5 giugno da Crocetta con il ministero dell’Economia per cui la Regione si è impegnata a ritirare, entro il 30 luglio, tutti i ricorsi contro lo Stato relativi alle impugnative di leggi o di atti in materia di finanza pubblica in cambio di circa 500 milioni di euro, fondi derivanti dalla rinegoziazione del patto di stabilità.

“Questa sua decisione, presa senza che ci sia stata un’autorizzazione, né un parere dell’Assemblea – prosegue Musumeci – dà vita ad un atto che credo possa ritenersi a tutti gli effetti illegittimo. Crocetta quantifichi con precisione e con carte alla mano – conclude – le somme che la Sicilia ha perso e gli ipotetici benefici di questa sua improvvisa decisione”.

Tra l’altro, contro l’accordo, si è scagliato anche un gruppo di associazioni autonomiste (Sicilia Open Government, Comitato Autodeterminazione Sicilia Stato (C.A.S.S.), Compagnia di Euno-Sicilia Stato, Noi Siciliani Liberi, Sicilia Stupor Mundi, Nuova Cittadinanza, Sicilia Nazione, Siciliani in Movimento, M.I.S. Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, Movimento Sicilia Libera, La Sicilia ai Siciliani e ‘Voras Zancle’, Il Vessillo del Vespro, L’Altra Sicilia), rappresentate dall’avvocato ed ex assessore Gaetano Armao, che ha presentato al presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, una petizione rivolta a tutti i parlamentari regionali con la quale si evidenzia la incompatibilità dell’accordo con la Costituzione e lo Statuto e gli effetti dannosi per i contribuenti siciliani.

“Si ritiene, infatti – scrivono in un accordo – che l’accordo sia del tutto iniquo relativamente ai quasi inesistenti benefici finanziari ottenuti rispetto alle opportunità di gettito alle quali si rinuncia (500 milioni contro 4 miliardi di euro) e determini l’incremento della tassazione per i siciliani (maggiorazione delle addizionali Irap ed Irpef), comportando inoltre la violazione delle prerogative statutarie e l’autonomia finanziaria della Regione”.

Con la petizione si richiede che il Parlamento regionale approvi un ordine del giorno che imponga al presidente della Regione di non proporre alcun atto formale di rinuncia ai ricorsi presentati dalla Regione a tutela degli interessi dei propri cittadini nel rispetto delle previsioni costituzionali e statutarie contro lo Stato e pendenti dinanzi alle diverse giurisdizioni relativi alle impugnative di leggi o di atti conseguenziali in materia di finanza pubblica e di disdettare l’accordo concluso con il ministro dell’Economia il 4 giugno 2014 nella parte in cui prevede l’adozione degli atti di rinuncia in sede giudiziale incompatibili con l’Ordinamento costituzionale e statutario.

Maria Teresa Camarda

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Maria Teresa Camarda
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