Riforme, si va verso il voto finale a settembre | Ok della Boschi. Grillo: “Ce ne andiamo”

di Maria Teresa Camarda

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Riforme, si va verso il voto finale a settembre | Ok della Boschi. Grillo: “Ce ne andiamo”

| martedì 29 Luglio 2014 - 11:23
Riforme, si va verso il voto finale a settembre | Ok della Boschi. Grillo: “Ce ne andiamo”

Vannino Chiti, leader della fronda dei dissidenti del Partito democratico nella discussione sulle riforme costituzionali, ci riprova: “Presento una proposta condivisa con i colleghi che sostengono la maggioranza: ridurre gli emendamenti e concentrare il confronto sulla riforma attorno a grandi temi. Votare entro agosto alcune decine di emendamenti fondamentali. Poi la prima settimana di settembre le dichiarazioni e il voto finale”.

Una proposta che, se da un lato si scontra con gli aut aut di Renzi sul voto entro l’8 agosto, dall’altro lato va incontro alle richieste di molti senatori di poter avere più tempo per approvare la prima lettura dei disegni di legge di riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione. “Accolgo con rispetto l’indicazione di Chiti – ha detto il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda – perché le votazioni degli articoli del ddl sulle riforme terminano l’8 agosto. Poi se il voto finale dovesse andare ai primissimi giorni di settembre non lo considererei un trauma. Ma perché sia possibile serve l’accordo di tutti i gruppi del Senato.

La proposta sembra avere il benestare anche di Forza Italia: “Non tutte le modifiche che ha chiesto Chiti potranno essere accolte dal governo – ha spiegato Donato Bruno, senatore di Fi – perché c’è l’accordo del Nazareno, che è il punto di riferimento che non dobbiamo o possiamo scalfire, ma dirò ai senatori del mio gruppo di ritirare gli emendamenti ostruzionistici”.

Ma sul punto le opposizioni non ci stanno, con Movimento 5 Stelle e Lega Nord sul piede di guerra e Sel più conciliante. “Amplissima disponibilità – ha annunciato Loredana De Petris (Sel) – se si vuole davvero entrare nel merito e discutere delle modifiche, ma non è per noi interessante la concessione di una settimana in più, come propone Chiti, bensì capire dal governo se si vogliono davvero mediazioni alte”.

“Nessun accordo, servono risposte concrete e poi decidiamo il percorso. In caso contrario grazie e arrivederci, noi rinunciamo a fare le ferie”: così la Lega, con il capogruppo Gian Marco Centinaio, dice no alla proposta di mediazione di Chiti. “Renzi si sieda al tavolo a ragionare sulle proposte della Lega: questa è la richiesta”.

“I nostri 200 emendamenti da qui non si muovono: lavoriamo anche la notte, non è possibile chiudere l’8 agosto e rinviare il voto a settembre”: secca la replica del capogruppo M5S Vito Petrocelli che boccia Chiti. “Ci spaventa il percorso che Zanda vuole imporre. Si vada in capigruppo, difenderemo il calendario fissato. Affronteremo la riforma con i nostri 200 emendamenti”. “Aprire a quello lì? I giochini sono già fatti”, dice Beppe Grillo lasciando l’Hotel Forum a Roma e alzando i toni della discussione.

“Che ci rimaniamo a fare in Parlamento? A farci prendere per il culo, a sostenere un simulacro di democrazia mentre questi fanno un colpo di Stato? Rimarremo ancora – scrive sul blog – fino a quando sarà possibile cercare di impedire l’eliminazione del Senato elettivo. Dopo, se questi rottamatori della Costituzione non ci lasceranno scelta, ce ne andremo”. “Meglio fare agorà tutti i giorni tra la gente che reggere il moccolo ai traditori della democrazia e della Patria”, conclude.

“Il governo – dice il ministro Maria Elena Boschi nell’Aula del Senato – come sempre è disponibile a trovare ulteriori punti di incontro” per cambiare il ddl costituzionale ma “non può sottostare a un ricatto ostruzionista, per questo avevo visto come favorevole la proposta di Chiti” di mediazione.

Le conclusioni le tira  il capogruppo del Pd Zanda: “Mi sembra dal dibattito che le condizioni di Chiti per una soluzione che a me sembrava molto proficua, non ci siano. Chi ha presentato 6000 emendamenti non ha detto di volerli ridurre e allora si continui a lavorare secondo il calendario stabilito”.

E il presidente del Senato Pietro Grasso non rimane a guardare: “Convoco immediatamente la capigruppo per prendere una decisione sul prosieguo dei lavori”.

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