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Chi erano le tre suore missionarie uccise in Burundi

Olga Raschietti: 83 anni, originaria di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza. A 25 anni divenne Missionaria di Maria e nel 1968 partì per l’attuale Repubblica Democratica del Congo: lì aveva svolto diverse attività di pastorale e catechesi in varie parrocchie, vivendo in prima persona le guerre combattute nei Paesi dei grandi Laghi africani.

Nel 2010 fu trasferita a Kamenge, nel Burundi, nella parrocchia San Guido Maria Conforti, tenuta dai Missionari Saveriani. “Sono ormai sulla soglia degli 80 anni – ha raccontato Olga nel luglio 2013 – Nel mio ultimo rientro in Italia, le superiore erano incerte se lasciarmi ripartire. Un giorno, durante l’adorazione, pregai: ‘Gesù, che la tua volontà sia fatta; però tu sai che desidero ancora partire’. Mi vennero limpidissime in mente queste parole: ‘Olga, credi di essere tu a salvare l’Africa? L’Africa è mia. Nonostante tutto, sono però contento che parti: va’ e dona la vita!’. Da allora, non ho più dubitato”.

Lucia Pulici: oggi, 8 settembre, avrebbe compiuto 86 anni. Nata a Desio, il provincia di Milano, divenne missionaria a 21 anni, il 23 ottobre 1960. Nel 1970 partì per il Brasile, dove svolse per circa 12 anni la professione di infermiera e ostetrica tra gli abitanti più poveri. Nel 1982 venne mandata nell’attuale Repubblica Democratica del Congo, dove rimase per 25 anni continuando il suo servizio di infermiera e ostetrica.

Nel 2007 venne poi destinata al Burundi, nella stessa parrocchia di Olga Raschietti. Nonostante le sue precarie condizioni di salute, aveva scelto di rimanere in missione anche come semplice presenza di preghiera e fraternità: “Adesso sto tornando in Burundi, alla mia età e con un fisico debole e limitato, che non mi permette più di correre giorno e notte come prima – aveva detto lo scorso ottobre alla viglia del ritorno in Burundi – Interiormente però credo di poter dire che lo slancio e il desiderio di essere fedele all’amore di Gesù per me concretizzandolo nella missione è sempre vivo. La missione mi aiuta a dirgli nella debolezza: ‘Gesù, guarda, è il gesto d’amore per te’”.

Bernadetta Boggian: 79enne originaria di Ospedaletto Euganeo, a Milano. Divenne missionaria a 26 anni e dopo il periodo di preparazione, partì per lo Ziare nel 1970. Lì aveva dedicato molto tempo alla promozione della donna attraverso i “foyer”, le scuole di alfabetizzazione e di formazione per ragazze e donne. Sempre in quel periodo, venne chiamata a svolgere il compito di Consigliera generale della Congregazione.

Nel 1997 ritornò a Luvungi, nel Congo, dove continuò il suo lavoro pastorale. Poi, il 28 dicembre 2007, venne inviata in Burundi nella stessa parrocchia delle altre due suore uccise brutalmente. Alla vigilia della partenza aveva scritto: “Occorre nutrire in noi uno sguardo di simpatia, rispetto, apprezzamento dei valori delle culture, delle tradizioni dei popoli che incontriamo. Questo atteggiamento, oltre che dare serenità al missionario, aiuta a trovare più facilmente il linguaggio e i gesti opportuni per comunicare il Vangelo. Nonostante la situazione complessa e conflittuale dei Paesi dei Grandi Laghi, mi sembra di percepire la presenza di un Regno d’amore che si va costruendo, che cresce come un granello di senape, di un Gesù presente donato per tutti. A questo punto del mio cammino continuo il mio servizio ai fratelli africani, cercando di vivere con amore, semplicità e gioia”.

(Fonte: Misna.org)

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