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Scozia, si decide oggi sull’indipendenza /FOTO| Testa a testa tra favorevoli e contrari

La Scozia decide oggi il suo futuro: da una parte l’indipendenza, dall’altra la permanenza nel Regno Unito. Voto che potrebbe avere – in caso di un esito positivo – ripercussioni in tutta Europa, in quei Paesi come la Spagna dove i catalani puntano ad abbandonare Madrid, in Belgio dove è presente un spinta separatista dei fiammighi verso i valloni, e alimentare i sogni padani dei leghisti in Italia.

(Foto da Twitter)

I 2.600 seggi allestiti per il referendum popolare apriranno i battenti alle 8 del mattino e chiuderanno alle 23, ora italiana. I primi risultati di quello che si annuncia un testa a testa tra favorevoli e contrari sono attesi alle prime ore del mattino di domani. Gli ultimi tre sondaggi danno il ‘no’ in vantaggio di quattro punti sul ‘sì’.  Gli scozzesi chiamati alle urne sono 4,29 milioni: 600.000 di questi hanno già votato per corrispondenza. L’affluenza è prevista intorno all’80%.

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I secessionisti scozzesi, comunque, sembrano avere le idee chiare sulla futura collocazione dell’eventuale nuovo Stato indipendente: vogliono rimanere nella Nato (ma senza armi nucelari sul loro territorio), nel Commonwealth e nell’Ue, ma non vogliono entrare nell’Eurozona (vogliono restare nell’area della sterlina), né nello spazio di Schengen (ma resteranno nell’area di libera circolazione della Gran Bretagna, Irlanda e Isole della Manica).

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In realtà, a Bruxelles c’è grande preoccupazione: la vittoria degli indipendentisti scozzesi comporterebbe problemi giuridici e politici notevoli, riguardo allo status del nuovo Stato nell’Ue. In passato, la Commissione (e in particolare il suo presidente uscente, Josè Manuel Barroso) ha detto chiaramente che uno Stato secessionista staccatosi da un paese membro non potrebbe continuare a far parte dell’Ue come se niente fosse, e dovrebbe richiedere l’adesione e sottoporsi ai negoziati per ottenerla, come qualunque altro candidato. E anche se questo per la Scozia potrebbe avvenire con tempi molto più brevi e meno difficoltà, rispetto a un paese candidato “esterno”, lo scoglio principale non sarebbero i negoziati d’adesione, ma la regola dell’unanimità per l’accettazione del nuovo Stato membro, che dà potere di veto a qualunque altro paese dell’Unione.

Gli economisti si stanno interrogando da mesi su quali sarebbero le conseguenze economiche del divorzio di Edimburgo dal Regno Unito. Il nuovo Stato, con una popolazione di 5,3 milioni di abitanti e un’estensione territoriale pari a quella della Repubblica Ceca, potrà sicuramente contare su un sottosuolo ricco di idrocarburi – anche se le Isole Shetland hanno già annunciato che in caso di indipendenza della Scozia chiederebbero la secessione -, sulle esportazioni di distillati e su una fiorente industria turistica, mentre è tutto da scrivere il futuro del settore finanziario, con le maggiori banche che valutano di trasferire la sede a Londra nel caso prevalgano i sì.

Angelica Serrai

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Angelica Serrai
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