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Sanremo 2015, Kaligola – “Oltre il giardino”: il testo della canzone

di Redazione

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Sanremo 2015, Kaligola – “Oltre il giardino”: il testo della canzone

| lunedì 09 Febbraio 2015 - 13:07
Sanremo 2015, Kaligola – “Oltre il giardino”: il testo della canzone

Gabriele Rosciglione, in arte Kaligola, ha 16 anni, frequenta il liceo scientifico e ha 7 in latino. E infatti il giovane romano ha iniziato postando su Youtube alcuni video realizzati con i compagni di scuola con citazioni latine. A soli 14 anni ha postato “Ego sum Kaligola”.

Il suo canale ufficiale su YouTube è GabboFilm e ha poi inciso il suo primo Ep con sette canzoni, dal titolo “Fanciullino rap”.

Kaligola – “Oltre il giardino”

Questa è la storia di un uomo senza pi catene

Da dove sia venuto nessuno lo sa bene

Lui conosce il dolore ma lo tiene lontano

Stringe solo ciò che regge il palmo di una mano

 

Ha affermato la sua mente all’altezza del suo cuore

E dipinge ogni gesto coi colori dell’amore

Ogni grigio mattone è caduto tempo fa

Ora è un uomo diverso senza più necessità

 

Il suo nome è Giovani ha 64 anni, sorride ogni giorno sin dal primo mattino

Passa il tempo rovistando in un cestino

Qui nel parco lo conosce ogni bambino

Ma nessun vuol sapere o guardare oltre il giardino

La distanza e proiezione di quello che in realtà

Ci è più vicino

Così ciascuno passa avanti e riprende il suo cammino

 

E non cerca domani

E non sente più ieri

Tra le mani di sabbia

Non trattiene i pensieri

Solo il 10 novembre

Puoi sentirlo gridare

 

Lo si può trovare sempre al parco comunale

Un angelo barbone che fa guardia contro il male

Per i grandi è solamente un matto da evitare

Ma lui veglia sui bambini perché l’orco può tornare

Come un santo protettore

Scappato dall’inferno

Cammina a piedi nudi

Sia d’estate che di inverno

 

Ogni falsa speranza è caduta tempo fa

Ora è un uomo diverso senza più necessità

Come un santo mendicante ora non possiede niente

S’è spogliato del passato

Ha lasciato alle sue spalle

La sua forma più arrogante

Si trascina per la strada fischiettando dolcemente

Il dolore pesa meno se disciolto in ogni istante

E la sola melodia che adesso sente

È l’eternità illusoria del pensiero

 

E non cerca domani

E non sente più ieri

Tra le mani di sabbia

Non trattiene i pensieri

Solo il 10 novembre

Puoi sentirlo gridare

 

Per la gente del quartiere è un povero demente

Che cammina senza meta

con uno sguardo assente, non ricordano che un tempo

Controllava la sua vita ma

che quella di suo figlio dalle dita gli è sfuggita

 

Il tempo è denaro e non si può sempre giocare

Ti ho portato anche ai giardini, fammi lavorare

Questo sempre diceva, ma è stato tempo fa

Ora il figlio non chiama, non cerca il suo papà

 

Il suo nome è Giovanni, ha 64 anni

Ha inventato un calendario senza affanni

Solo il 10 di novembre

nella nebbia del mattino

puoi sentirlo urlare il nome di un bambino

 

È il passato che ritorna e lascia senza fiato

Una crepa che si apre nel suo viso ormai strappato

E guardando oltre quel muro puoi vedere il suo destino

Stilla il sangue delle rose sulla neve del giardino

 

E non cerca domani

E non sente più ieri

Tra le mani di sabbia

Non trattiene i pensieri

Solo il 10 novembre

Puoi sentirlo gridare

 

Una voce nel vuoto

E un nome che ormai

Non sa più pronunciare.

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