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Caso Scazzi, zia Cosima piange al processo | “Vogliono condannarci come Gesù”

C’è anche spazio per le lacrime di Cosima Serrano, nell’udienza del processo per l’omicidio di Sarah Scazzi, davanti alla Corte di Appello di Taranto, in cui la zia della ragazza uccisa a Avetrana ha reso dichiarazioni spontanee. La donna è imputata insieme alla figlia Sabrina Misseri per concorso in sequestro di persona, omicidio volontario e soppressione di cadavere.

“Alcuni amici di Sarah le dicevano che il padre era un delinquente. Noi non abbiamo mai detto questo”. “Si è parlato di invidia, gelosia,ma non ho mai sentito che tipo di gelosia, invidia, quale rancore? Ci siamo sempre aiutati tra genitori e sorelle, quando Concetta ha avuto bisogno sono stata sempre presente”, ha detto ancora Cosima Serrano. “Tutti sapevano che a Sabrina piaceva Ivano. Anche io lo sapevo. Era un bravo ragazzo. E, per me, il fatto che si appartassero in auto, non era un problema, tutti i ragazzi lo fanno. Anzi, io avrei preferito che, se si dovevano proprio appartare, lo avessero fatto in casa non in macchina perché è pericoloso”.

“Mio marito ha tentato di aggredirmi due volte – ha continuato Cosima parlando di Michele Misseri – la prima con un’accetta, la seconda volta in campagna con una pietra”. La donna, in una deposizione spontanea, ha aggiunto: “Sono passati 2015 anni e Gesù Cristo venne condannato dal popolo. Se allora tutti vogliono che siamo condannate…Oggi vengono condannati degli innocenti”.

La donna ha ricostruito quanto avvenuto quel 26 agosto del 2010. Quando è scomparsa Sarah “ero a letto e dormivo“, ha raccontato Cosima Serrano. “Mia figlia Sabrina l’aspettava per andare al mare. Ogni tanto digitava sul telefono. Ho sentito solo che a un certo punto ha chiesto al padre se avesse visto Sarah. Poco dopo mia figlia, mi ha detto che Sarah non era ancora arrivata. Io ho pensato che, venendo a casa mia, avesse attraversato una strada molto trafficata e avesse avuto un incidente. E ho consigliato anche a mia sorella di cercare in ospedale, perché magari chi l’aveva investita poteva averla portata direttamente al pronto soccorso”.

Cosima Serrano ha precisato di non aver mai accusato il cognato Giacomo Scazzi per la scomparsa della figlia Sarah ma di avergli sempre chiesto, nei giorni successivi al 26 agosto, se qualcuno ce l’aveva con lui.

Inoltre ha detto, passate alcune ore dopo la scomparsa, di aver ipotizzato un rapimento per violenza o che qualcuno di San Pancrazio Salentino avesse adocchiato Sarah nei giorni precedenti quando la ragazzina aveva passato alcuni giorni nel paese vicino ad Avetrana. Cosima ha citato diverse volte, per contestarla, la testimonianza-chiave di Anna Pisanò e ha definito il sogno del fioraio Giovanni Buccolieri “assurdo e ridicolo“. Quest’ultimo riferì, in un primo momento, agli inquirenti, di aver visto con i suoi occhi il rapimento di Sarah da parte di Cosima e Sabrina, poi ritrattò, parlando di un sogno.

In aula sono presenti anche Michele Misseri, libero, anche lui condannato a 8 anni per soppressione di cadavere, e Concetta Serrano Scazzi, la madre della vittima. 

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