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Dieci anni fa moriva Padre Ennio Pintacuda | Il prof. Armao ricorda la sua “dolcezza sovversiva”

Il 4 settembre del 2005 moriva padre Ennio Pintacuda, gesuita, uomo molto conosciuto per il suo impegno politico e culturale. Ispirò la cosiddetta “primavera di Palermo” e fondò la “Libera Università della Politica” di Filaga. Gaetano Armao, docente di diritto amministrativo all’Università di Palermo, ne ricorda il profondo impegno nel campo sociale, culturale e politico.

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“Di fronte alla cultura della illegalità, della corruzione e dello scontro, voi siete chiamati a dedicarvi al bene comune, anche mediante quel servizio alle gente che si identifica nella politica. Essa, come affermava il beato Paolo VI, è la forma più alta ed esigente della carità. Se i cristiani si disimpegnassero dall’impegno diretto nella politica, sarebbe tradire la missione dei fedeli laici, chiamati ad essere sale e luce nel mondo anche attraverso questa modalità di presenza(Papa Francesco, Discorso alle CVX, 30 aprile 2015).

Ricordando Padre Ennio a dieci anni della sua scomparsa penso che questa rappresenti la sintesi del Suo pensiero religioso, sociale e politologico. Il messaggio di una fede che si misura con le contraddizioni e le provocazioni dei tempi, espresso con quella ‘dolcezza sovversiva’ che egli manifestava nei colloqui personali, ben al di là del tratto severo che ne delineavano giornalisti e politici, spesso alle strette con un uomo che non amava giri di parole.

E vorrei ricordarne la figura, oltre la presenza in importanti vicende di vita, rievocando i momenti di sintonia e quelli di confronto serrato che vissi con lui e per l’insegnamento che ancora porto dentro di me.

Lo incontrai per la prima volta tra i banchi di scuola del Gonzaga alla fine degli anni ’70. Svolgeva compiti di assistenza spirituale ed era attento alle speranze dei giovani per una Palermo diversa, innovativa, che voleva voltare le spalle a quella mafia che aveva spadroneggiato anche grazie alle sponde che le istituzioni le offrivano.

Giunse come un fulmine l’omicidio del Presidente Piersanti Mattarella e divenne per tanti di noi quasi inevitabile affiancare all’impegno nell’associazionismo cattolico quello sociale e politico.

Mentre la Chiesa palermitana, guidata dal Cardinale Pappalardo, ma con la spinta di tanti sacerdoti e laici, segnava un profondo cambio di passo nella reazione ai poteri criminali ed alle pratiche spartitorie. Nasceva in quegli anni, artefici i Padri Rizzo e Pintacuda, nel solco dell’intuizione di Lazzati, Università per l’Uomo movimento nel quale tanti si impegnarono nella vita universitaria e poi, alle elezioni per i Consigli di quartiere,Città per l’Uomo”.

Lo ricordo così agli incontri con il ‘Gruppo Politica Giovani che fondammo agli inizi degli anni ’80, guidati da Luca Orlando e Sergio Mattarella, con Manlio Mele, Alessandra Siragusa, Vincenzo Morgante, Angelo Cuva, Steni Di Piazza, Antonio Piraino, Giovanni Maniscalco, Giuseppe Cicero e tanti altri pieni di entusiasmo, ribelli verso una società ancora troppo vischiosa ed indifferente ed una politica schiacciata dalla partitocrazia e dal clientelismo.

Parole come cambiamento, rinnovamento, discontinuità, rottura delle appartenenze, acquisivano un valore nuovo ed ineludibile per una Sicilia nella quale la mafia, per consolidare il proprio potere, passava per le armi servitori dello Stato, politici, sindacalisti, imprenditori, sacerdoti come don Pino Puglisi e la voce di condanna di Padre Ennio si levava nitida contro il comitato di affari trasversale che favoriva quei misfatti.

Subito dopo nasce l’esperienza del Centro ‘Pedro Arrupe‘, che prendeva il nome dal Generale della Compagnia di Gesù che guidò l’ordine dopo il Concilio Vaticano II reinterpretandone la missione come servizio della fede e promozione della giustizia, la cui “sorte fu quella del profeta: essere non solo annunciatore dei tempi nuovi dello Spirito, ma anche “segno di contraddizione” (cfr Sorge B., Padre Arrupe, testimone profetico dei tempi nuovi», in Agg. Sociali, 4 [2001] 285).

Frequentai il primo corso di formazione politica promosso da Padre Sorge nel quale Padre Pintacuda, che ne fu l’altro ispiratore, insegnava sociologia e da quella esperienza trasse la consapevolezza di quanto un percorso di consolidamento cultuale e valoriale fosse necessario per irrobustire la (ancora) troppo debole società civile siciliana. L’idea che anche all’interno della democrazia e non contro di essa dovessero trovarsi gli strumenti per nuove sintesi, per costruire una società libera, non poteva che trovare nella formazione dei giovani la sua leva essenziale.

L’impegno sociale, quello culturale e poi quello politico crescevano, da discente divenni docente, e lui c’era sempre a dare consigli, a stimolare nuovi percorsi di ricerca, a strigliare per gli errori commessi, a suscitare uno spirito comune di riscossa per Palermo e la Sicilia, per affrancarla da quella che egli definiva una classe dirigente di nani“.

Poi arrivarono gli anni del movimento della “Rete“. Un’esperienza che, da cattolico-liberale non potei seguire ritenendola personalistica ed estremistica, una fuga in avanti che avrebbe sfilacciato un grande movimento di cambiamento che doveva puntare, al contrario, a tenere coesi i suoi protagonisti e non a dividerli. Così come purtroppo accadde e come dovette constatare, con grande amarezza, anche Padre Pintacuda che se ne distaccò successivamente senza lesinare critiche e constatare fallimenti che irreversibili erano ed irreversibili restano.

Pur di fronte alla mia scelta, non mancarono mai gli inviti a partecipare da relatore alla straordinaria esperienza della Libera Università della Politica ed agli incontri di Filaga che fecero di questo luogo ameno un centro vibrante di idee e di confronto, e dal quale, ancora oggi, parte un messaggio di rinnovamento e di speranza per la nostra terra. Ne seguì l’apertura dell’impegno di Pintacuda verso i rinnovati valori del meridionalismo, dell’autonomismo e del federalismo sturziano con l’intento di rilanciare la Sicilia delle ‘carte in regola’ di Mattarella e Nicoletti, di ridarle un sussulto di rinnovamento, liberandola dagli ascari. Messaggio che di fronte alla “palude” – termine che egli spesso evocava – in cui si trovano ancor più oggi il Sud e la Regione siciliana appare sempre attuale.

Ci ritrovammo alla metà degli anni ’90, quelli dell’avvento del centro-destra. Pur senza parlarne avevamo maturato l’idea che piuttosto che lo schieramento andasse privilegiato il rapporto con le persone che la Sicilia intendevano modernizzare indipendentemente dalla collocazione partitica. Videro così la luce – con la sua consueta determinazione – le prime iniziative istituzionali di contrasto all’usura con la Provincia di Palermo, allora presieduta da Francesco Musotto.

Insegnavo già all’Università ed al Cerisdi e fu di grande conforto vederlo guidare quella Scuola nell’ultima stagione di forte motivazione culturale, pur se ormai è purtroppo dormiente per l’insipienza della Regione. Mi piace ricordare un convegno, da lui aperto nel 2001, sulla finanza di progetto al quale parteciparono studiosi ed imprenditori provenienti da tutta Italia e che offriva le linee per far partire proprio dalla Sicilia un nuovo modello di sviluppo delle infrastrutture.

E poi lo sguardo rivolto all’Euro-mediterraneo, alla Sicilia più cerniera che frontiera, con il varo di programmi formativi che alla sua morte sono stati progressivamente abbandonati per prediligere un formazione di risulta, spesso più utile ai formatori che ai formati.

Sino a quella mattina nella quale giunse la telefonata dell’amico Pierluigi Matta che mi comunicava della sua scomparsa.

Resta il ricordo di un sacerdote libero, di un siciliano coraggioso, di un attento studioso. Il Canone dei defunti recita: “ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata“. Padre Pintacuda conosceva bene questo passo. Nella Sua vita trasformata assiste e sostiene il lavoro che l’Università della Politica‘ ed i tanti suoi allievi continuano a portare avanti, ben felice che quel che ha insegnato per anni si saldi oggi con le parole del confratello gesuita, divenuto Papa Francesco.

Gaetano Armao

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Gaetano Armao
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