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“Il ponte delle spie” ai tempi della Guerra Fredda | Una partita difficile per un uomo tutto d’un pezzo

Stoik chelovek. Un uomo tutto d’un pezzo. Potrebbe riassumersi in queste semplici parole il volto che Steven Spielberg vuole mostrare a chi come noi ogni giorno deve confrontarsi con realtà dure e deve prendere decisioni a volta scomode. E tutti vorremmo essere un uomo tutto d’un pezzo quando si tratta di giocare una partita difficile e quando si presenta una scorciatoia poco onorevole: ma per la maggior parte delle volte il pezzo non è tutto d’un e si frastaglia nei mille rivoli del compromesso.

Tom Hanks è uno stoik chelovek, un uomo tutto d’un pezzo, che trascinato di peso in un mondo che sembra molto più grande di lui, il mondo della guerra fredda degli anni 50 e 60, decide di non spostarsi di un millimetro dal rispetto dell’uomo e della Costituzione Americana. Perchè quella americana è una sana e robusta costituzione seria, talmente sentita che ogni giorno gli scolaretti non iniziano le lezioni se prima , mano sul cuore, non intonano l’inno alla Costituzione. E questo senso della Nazione porta l’avvocato Tom Hanks Donovan a difendere con la massima dedizione e correttezza l’imputato orribile : una spia russa. Naturalmente il senso della Nazione è tale negli Stati Uniti che crea molti miti , come l’avv. Donovan , e una miriade di imbecilli che sparano ai vetri della casa di Donovan e lo minacciano persino vestiti da Capitano dei Cops.

Miracoli e effetti collaterali di un popolo che nasce cow-boy e cresce Ronald Reagan per maturare, si spera , Obama. E quando ti sparano alla finestra non sempre tu decidi di tirare dritto per la tua strada giusta: spesso ci ripensi, prendi tempo e alla fine “ vabbè se non lo faccio io ci sarà qualcuno che lo farà al posto mio “ . Donovan no, Donovan va avanti, litiga con la moglie che gli chiede di inginocchiarsi all’interesse nazionale, che invece si rivelerà opposto, viene redarguito dal socio di studio, che alla Razzi maniera , lo invita a farsi i cazzi suoi, ma sottovoce. Donovan va avanti, difende la spia, gli evita la sedia elettrica e prosegue la sua difesa fino alla Corte Suprema dove l’avv. Donovan trova un muro di cromo vanadio e finalmente, con buona pace di mogli e soci, il processo ha termine e la spia becca 30 anni.

Ma è solo l’inizio della meravigliosa performance di Donovan : ha credibilità per i Russi perché ha difeso con serietà la loro spia, è americano quindi per assioma credibile per la Cia, ha credibilità per l’appena nata DDR e con un colpo degno di Tiger Woods pre-separazione , riesce ad effettuare uno scambio di prigionieri molto vantaggioso e mai fatto prima. In buona sostanza essendosi comportato da uomo tutto d’un pezzo adesso passa alla cassa a ritirare la vincita: non solo fa tornare in patria due prigionieri americani ma , successivamente, incaricato da Kennedy , riporta in patria 980 prigionieri americani a Cuba. Un avvocato che si occupava di assicurazioni ! Raggiunge più risultati lui che tutte le ambasciate costosissime sparse nel mondo! Strano, vero ? Assolutamente no ! Perché ai vertici di ogni organizzazione, Cia , Governo Americano, Corte Suprema, KGB , Politburo , Camera dei Lord , Senato e Parlamento dello Stivale, non operano soggetti tutti d’un pezzo ma soggetti tutti ad un prezzo e questo impedisce alla verità di fluire e al progresso di incedere. Se nei meccanismi viene inserito un semplice omino di Folon, con cappotto cappello e borsa, ma che funziona con fluido ematico e non a mercurio, si sviluppa una tale energia positiva che lascia spiazzati anche i suddetti vertici, pronti subito a cogliere i vantaggi degli atti eroici di altri , atti che loro si guarderebbero bene dal compiere al calduccio della loro poltrona imbottita di deiezioni.

È un film che dura tanto ma alla fine sei contento di sapere e di sperare che quello che conta è il singolo uomo, la sua storia, i suoi aneliti e la sua profondità : anche perché potrebbe capitare, e capita, che quel singolo uomo sia tu. Keep smilin’.

Fabrizio Hopps

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Fabrizio Hopps
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