Un gruppo di musicisti su un barcone in avaria recuperati e trainati in un porto sicuro. È la pubblicità televisiva di un noto liquore. Il porto sicuro è quello di Castellammare del Golfo. Come posso non riconoscerlo? Da lì proviene la metà del sangue che scorre nelle vene dei miei nipoti. Di quei posti conservo bellissimi ricordi di gioventù, quando negli anni ’70 giocavo a basket e Castellammare rappresentava la capitale della pallacanestro siciliana. Michelangelo, il mister, Antonio e Franco, due folletti che in campo facevano impazzire i lungagnoni di due metri. Come posso dimenticarli?!

Se poi all’intensità del sentimento e alla piacevole nostalgia degli anni passati aggiungiamo lo straordinario concentrato di bellezze che questa cittadina e il suo territorio sono in grado di offrire, capirete che non potevo non iniziare da qui il racconto di questa mia Sicilia: “La Sicilia coi baffi”. Quando scrivo di uno straordinario concentrato di bellezze sono certo di non esagerare.

Da una parte il monte Inici (Foto 1) con i suoi panorami, la sua storia e le sue grotte, dall’altra la spettacolare costa (Foto 2, Foto 3, Foto 4) che va dall’abitato di Castellammare fino alla riserva dello Zingaro: un incanto!

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Sono i miei consuoceri ad avermi fatto conoscere e amare questi posti; lei, Anna, dispensandomi libri (taluni anche rari, dove ho potuto attingere buona parte delle mie conoscenze); lui, Gaetano, conducendomi per i vicoli del centro storico o per i sentieri che si arrampicano sul monte Sparacio alla ricerca di vedute mozzafiato.

Ma andiamo per ordine, cominciando proprio da Castellammare del Golfo, da poche settimane divenuta città con decreto del Presidente della Repubblica. Prende il nome dal suo monumento più importante, il castello (Foto 5, Foto 6), come recitano la prima e l’ultima di 15 strofe scritte nel 1937 dal notaio Angelo Colomba:

S’erge in Sicilia in riva al verde mare

che fu l’emporio di Segesta antica

un gran castello, infranto, secolare

alla cui base il flutto s’affatica […]

[…] ed un marino borgo nacque allora

che corsero i vicini a popolare;

e presto crebbe, e cittadina è ora,

e da te prende nome e dal tuo mare.

E così, oltre alle origini del nome, imparo che il castello (Foto 7) già esistente nel V secolo a.C., data la sua posizione strategica, era di fatto un emporio segestano dove i mercanti fenici, cartaginesi etc. potevano comprare e caricare il grano proveniente dalle campagne. Questo veniva scaricato in appositi granai, recentemente portati alla luce e restaurati, di cui si possono oggi vedere le “bocche” lungo il corso principale del centro storico (Foto 8).

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Soltanto verso la fine del medioevo, viene fondato il primo borgo che poi ha continuato ad ampliarsi fino alle pendici del monte Inici (Foto 9). Il castello si erge su un piccolo promontorio la cui estremità, anticamente collegata alla terraferma da un ponte levatoio, divide le insenature della “Cala” e della “Marinella” formando un sicuro porto naturale (Foto 10, Foto 11).

Il centro storico è ricco di angoli caratteristici, di vicoli e di scalinate che dal corso principale portano al piano del castello. Numerosi i ristoranti tipici, dove chiedere una fetta di carne arrosto equivale a una bestemmia. Mangiare o comprare il pesce a Castellammare è d’obbligo. Incontro Peppe, titolare di una pescheria del centro città, dove si può aspettare il turno seduti comodamente sul divano e chiacchierare di pesce e di cucina.

A proposito di pesce e di cucina… ho trovato un libretto edito dal GAC, il Gruppo di Azione Costiera dei “Golfi di Castellammare e Carini”, con lo scopo di diffondere la conoscenza di alcune varietà di pesce meno note attraverso le ricette di alcuni chef locali. Ho subito eletto la mia preferita: spaghetti con gli anemoni di mare ovvero l’ogghiu a mari. Sì, proprio l’ogghiu a mari, così urticante se toccato maldestramente, così delicato se cucinato sapientemente. Ecco la ricetta: soffriggere due spicchi d’aglio (ovviamente rosso di Nubia) in abbondante olio extravergine d’oliva, aggiungere l’ogghiu a mari, pezzetti di pomodoro datterino, prezzemolo e abbondante pepe nero. Scolate gli spaghetti al dente e saltateli in padella col condimento, aiutandovi con un po’ d’acqua di cottura. Guarnite il piatto con pinoli tostati e qualche anemone fritto e…. buon appetito!!!

Ma torniamo alla nostra passeggiata.

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Appena usciti dalla città non c’è che l’imbarazzo della scelta. Sia la costa che i rilievi hanno infatti un enorme fascino non solo per i panorami che offrono, ma anche per la loro storia e per i gioielli che custodiscono. Li elenco in rapida successione, lasciando alle immagini il compito di descriverli: la spiaggia di Guidaloca (Foto 12, Foto 13), affollatissima d’estate, con la sua torre cinquecentesca (Foto 14), Scopello col caratteristico baglio (Foto 15, Foto 16) sovrastato dalla torre Bennistra (Foto 17, Foto 18, Foto 19, Foto 20) recentemente restaurata e la tonnara (Foto 21, Foto 22, Foto 23) con i suoi faraglioni (Foto 24) e le due torri medievali (Foto 25, Foto 26) che la proteggono, le cale della parte orientale della riserva dello Zingaro (cala Capreria, cala del Varo, cala Berretta Foto 27, Foto 28, Foto 29, Foto 30).

E sul versante monte: i ruderi del castello di Inici (Foto 31), le acque calde, il castello di balata di Baida (Foto 32, Foto 33), i panorami di Visìcari e per finire le grotte del monte Inici: la Grotta del Cavallo (Foto 34, Foto 35) e l’Abisso dei Cocci (Foto 36, Foto 37). Ecco!!! La visita all’Abisso dei Cocci la consiglio a chiunque abbia un minimo di agilità. Condotti da un gruppo di esperti volontari della sezione CAI di Castellammare (che ringrazio anche per avermi fornito le foto scattate all’interno delle grotte) potrete visitare in assoluta sicurezza questa affascinante grotta e vivere un’esperienza straordinaria. L’attrezzatura vi verrà fornita in cambio di un contributo spese comprensivo anche di copertura assicurativa (per ulteriori informazioni www.caidelgolfo.it).

Quando sono andato pesavo 110 kg ed ero terrorizzato alla sola idea di arrampicarmi per raggiungere l’ingresso della grotta (Foto 38, Foto 39, Foto 40). Ma grazie alle istruzioni e agli incoraggiamenti di Gaetano, una delle guide (tutte bravissime) ho superato la paura e ho potuto ammirare questi meravigliosi monumenti della natura (Foto 41, Foto 42).

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