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Bufera sul tribunale di Roma. La guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Roma, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 soggetti accusati di far parte di una cricca in grado di pilotare i ricorsi tributari e far ottenere facili sgravi fiscali, dietro il pagamento di un compenso.

Coinvolti nell’indagine, oltre a giudici tributari, anche dipendenti e pensionati dell’amministrazione finanziaria, avvocati, consulenti e commercialisti. Nell’operazione, denominata “Pactum sceleris”, contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata alla concussione e corruzione anche in atti giudiziari.

Gli arrestati avrebbero costituito una vera e propria organizzazione criminale in grado di garantire ai contribuenti colpiti dagli accertamenti del Fisco di uscire vittoriosi nei ricorsi presentati alle diverse Commissioni tributarie.

Ma anche di ottenere consistenti sgravi di imposte dagli uffici finanziari. Il tutto, ovviamente, avveniva dietro il pagamento agli appartenenti alla cricca di lauti compensi da parte dei contribuenti interessati.  Tra gli indagati a piede libero c’è anche l’attore e doppiatore romano Massimo Giuliani.

A Giuliani viene contestato il reato di corruzione in atti giudiziari in concorso con il suo commercialista Salvatore Buellis, con la commercialista Rossella Paoletti, con il collaboratore di quest’ultima Daniele Campanile, già dipendente dell’Agenzia delle Entrate, e con il giudice tributario Onofrio D’Onghia di Paola.

I cinque avrebbero “promesso e versato somme di denaro a giudici e ad altri componenti della commissione tributaria Regionale non identificati, per ottenere un atto contrario ai doveri d’ufficio tra l’ottobre del 2012 e il gennaio del 2013″.

Giuliani, ipotizzano i magistrati, “metteva a disposizione e versava la somma pari a 65mila euro, così suddivisa: 50mila per i membri del collegio e D’Onghia Di Paola, e 15mila tra Paoletti, Buellis e Campanile”. Secondo gli investigatori, il percorso era noto solo agli addetti ai lavori.

Grazie, però, alle rivelazioni di un professionista vessato, “è emersa una rete di losche relazioni tra alcuni infedeli giudici tributari, dipendenti, anche in quiescenza, dell’amministrazione finanziaria, civile e militare, avvocati, consulenti e commercialisti, finalizzata a sterilizzare l’attività di accertamento del fisco”.