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Massimo Bossetti nuovamente a processo per l’omicidio di Yara Gambirasio. “Il Dna trovato sugli abiti di Yara non mi appartiene. È un Dna strampalato che per metà non corrisponde. Tirate fuori le vere prove”, ha detto nel secondo giorno di interrogatorio nell’aula di Bergamo.

Presente in aula anche Marita Comi, la moglie dell’imputato, seduta in prima fila. “È dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda – ha detto ancora Bossetti -. Non ho fatto niente e voi lo sapete“.

Il carpentiere di Mapello ha anche detto che: “Il mio arresto è stato una schifezza, una cosa indegna: non avevo mai visto tante forze dell’ordine, 30 o 40 carabinieri. Neanche per Totò Riina“.

Incalzato dal pm Ruggeri, Bossetti ha poi “escluso categoricamente” che il furgone ripreso dalle telecamere di sorveglianza di Brembate di Sopra la sera della scomparsa di Yara sia il suo. “Non si tratta del mio autocarro. In giro ce ne sono tanti simili – ha detto -, la cabina è uguale in tutti i furgoni Iveco ma la morfologia del cassone è molto diversa dal mio”.