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È scattata alle prime luci dell’alba l’operazione dei carabinieri “Brasca-Quattro.zero“, nel mirino i vertici di Cosa Nostra palermitana.

Sono 62 i soggetti destinatari di ordinanze di custodia cautelare, accusati a vario titolo di associazione mafiosa nonché dei delitti di estorsione, danneggiamento, ricettazione, favoreggiamento e reati in materia di armi aggravati dal metodo mafioso.

>> I NOMI DEGLI ARRESTATI <<

A reggere la nuova Cosa nostra sono due padrini ottantenni: Mario Marchese, classe 1939, che sarebbe alla guida del mandamento di Villagrazia-Santa Maria di Gesù e Gregorio Agrigento, classe 1935, che avrebbe preso le redini a San Giuseppe Jato. Attorno a loro ecco una cinquantina di persone tutte finite in carcere.

Mario Marchese è già noto agli investigatori: era imputato nel primo maxi processo alle cosche. Era un fedelissimo di Stefano Bontate; poi, durante la guerra di mafia, passò dalla parte di Riina e Provenzano.

Tra gli arrestati c’è anche un insospettabile incensurato: Alfredo Giordano, 65enne, direttore di sala del Teatro Massimo, accusato di associazione mafiosa. Nel pomeriggio, la Fondazione ha diramato un comunicato stampa nel quale si annuncia la sospensione dall’incarico: “Il sovrintendente del Teatro Massimo, Francesco Giambrone, d’intesa con il sindaco-presidente Leoluca Orlando, ha sospeso il direttore di sala Alfredo Giordano, arrestato su disposizione della procura di Palermo nell’ambito di un’inchiesta antimafia. La Fondazione che – come gli inquirenti hanno chiarito – è completamente estranea all’inchiesta, si costituirà parte civile nell’eventuale giudizio”.

Contestualmente si state poste sotto sequestro preventivo attività commerciali, imprese e beni immobili frutto di illecito arricchimento.

LE FOTO DEGLI ARRESTATI: 

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L’operazione è frutto “di due distinte manovre investigative sviluppate dal R.O.S. e dal Gruppo Carabinieri di Monreale in direzione dei “mandamenti” di Villagrazia-Santa Maria di Gesù e San Giuseppe Jato”.

Le attività hanno consentito “di avere cognizione degli assetti di vertice delle menzionate articolazioni di Cosa Nostra nonché delle interessanti interlocuzioni con gli esponenti apicali dei mandamenti limitrofi”.

Dalle indagini è emerso che aziende e imprese sono state avviate con i soldi del clan e ci sono anche vittime che diventano titolari delle aziende mettendosi in affari con i boss. E nessuna denuncia. I nuovi arrestati discutevano su proprietà da dividere che risalivano, addirittura, al principe di Villagrazia, Stefano Bontade.