La Polizia di Stato di Catania ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di un’articolata organizzazione criminale che si avvaleva di un canale di approvvigionamento di stupefacenti sull’asse Calabria – Sicilia e gestiva alcune ‘piazze di spaccio’ in due rioni storici del capoluogo catanese.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati oltre 16 kg di cocaina e cinquecentomila euro.

Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e di essere esponenti di una associazione armata e sono il frutto di indagini coordinate dalla DDA di Catania. In particolare la mobile catanese ha scoperto un’associazione criminale, organizzata e promossa da Cambria Andrea, Conte Orazio, Gerbino Mario e Strano Santo, dedita al traffico ed allo spaccio di marijuana e cocaina, sull’asse Calabria – Catania.

Gli arrestati sono:

  1. CAMBRIA Andrea, (cl.1963), pregiudicato, già detenuto per altra causa;
  2. STRANO Santo, (cl.1966), inteso “Facci i Palemmu”, pregiudicato, già detenuto per altra causa,
  3. CAMBRIA Sebastiano, (cl.1991), inteso “Sebi”, pregiudicato;
  4. DI BENEDETTO Alessandro, (cl.1966), inteso “Sandro”, pregiudicato;
  5. CONTE Orazio, (cl.1973), inteso “Orazio 3 carte”, pregiudicato;
  6. COSTA Alfio, (c.1972), inteso “Simone”, pregiudicato;
  7. D’ANGELO Giovanni, (cl.1981), inteso “Scinni ‘mpuntu”, pregiudicato;
  8. CAMBRIA Mario Carmelo, (cl.1986), inteso “Melo”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;
  9. GERBINO Mario, (cl.1968), pregiudicato, già detenuto per altra causa.


Strano Santo detto “Facci ì palemmu, proprio per il suo carisma criminale derivante dal ruolo di vertice rivestito nell’ambito della famiglia Cappello – Bonaccorsi offriva una copertura mafiosa che permetteva all’organizzazione di potere operare sul territorio, garantendo la riscossione dei crediti vantati nei confronti dei clienti – acquirenti.

Conte, cognato di Cambria Mario, collaborava nella gestione della piazza di spaccio unitamente ai nipoti Cambria Sebastiano e Cambria Mario Carmelo provvedendo contestualmente al pagamento degli stipendi dei detenuti.

Gli esiti dell’attività tecnica hanno dimostrato l’uso di un linguaggio criptico da parte degli odierni arrestati ove sovente venivano utilizzati termini  come armani” – “arancini”- “giubbotti” – “cartocciate” destinati a celare le illecite attività concernenti la droga.

 

Cambria-Andrea