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Lo aveva accusato, sapendolo innocente, di averlo minacciato per intimargli il silenzio su Berlusconi e il ROS. Per questi motivi la I sezione civile del Tribunale di Palermo ha condannato Massimo Ciancimino per il reato di calunnia e ad un risarcimento di 50 mila euro in favore dell’ex agente dei servizi segreti Rosario Piraino. Ad ottenere l’accertamento del reato in sede civile per il proprio assistito, in poco più di un anno dall’avvio del procedimento, sono stati gli avvocati  Salvatore Ferrara e Giovanni Gruttad’Auria.

Massimo Ciancimino, teste chiave del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, nel 2009 aveva accusato Piraino di essere il famigerato “Capitano”, braccio destro del misterioso signor Franco (regista della presunta trattativa Stato-Mafia), e di essere colui che avrebbe minacciato nella sua casa di Bologna lui e la sua famiglia, con lo scopo di fargli tenere la bocca chiusa circa le presunte trattative tra la mafia, i Carabinieri del ROS e Silvio Berlusconi.

A causa delle dichiarazioni del figlio di Don Vito Ciancimino, l’agente dei servizi segreti era stato sottoposto a procedimento penale, conclusosi nell’ottobre del 2013 con una archiviazione. Nel frattempo però, per effetto di quella denuncia, i servizi segreti nel 2010 avevano trasferito l’agente in altra sede. La Procura di Bologna aveva accertato che Rosario Piraino non poteva essere nell’abitazione dove si sarebbero consumate le minacce. Le videoregistrazioni della Squadra Mobile di Bologna avevano escluso in modo categorico la presenza del Piraino in casa del figlio di Don Vito. Ed erano emerse anche le gravi contraddizioni nel racconto di Ciancimino, che aveva riconosciuto Piraino in un ritratto fotografico, ma che aveva clamorosamente errato sulla sua altezza, dichiarando che l’autore delle minacce fosse alto circa 1,70, a fronte dei quasi due metri dell’agente segreto.

La procura di Bologna aveva deciso quindi di chiedere l’archiviazione del procedimento penale nei confronti di Piraino. Richiesta accolta dal Gip. A quel punto, Rosario Piraino è passato al contrattacco chiedendo, prima ancora che lo facesse la Procura, l’accertamento del reato di calunnia in sede civile ed il risarcimento del danno subito a seguito del trasferimento e del linciaggio mediatico subito. Per ottenere il risarcimento per il reato di calunnia non è sufficiente “l’inesistenza del fatto ascritto o comunque l’impossibilità di attribuirlo all’incolpato”, ma è ulteriormente necessario che sia dimostrata “la consapevole certezza del denunciante in ordine alla innocenza del denunciato”.

Il Tribunale di Palermo ha riconosciuto l’elemento soggettivo del dolo e la piena consapevolezza di Ciancimino di accusare un innocente. E per quantificare il risarcimento del danno non patrimoniale il Tribunale ha valutato la gravità delle accuse, il trasferimento ad altra sede, la diffusione mediatica e gli effetti sulla vita “degli stretti congiunti del Piraino, nonché dei suoi amici e colleghi”, nonché la delicatezza delle funzioni ricoperte dall’agente dell’Aisi.

Si tratta di una delle prime pronunce note in materia di risarcimento civile per il reato di calunnia.