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La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Procura del capoluogo, sta dando ordine ad una serie di una serie di arresti e perquisizioni volte allo smantellamento di un’associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative e lesioni personali aggravate.

In manette sono finite 10 persone tra Palermo e Napoli tra cui anche l’ex collaboratore di giustizia Palermitano Salvatore Candura, l’ex pentito che con Vincenzo Scarantino aveva reso false dichiarazioni sulla strage di via D’Amelio del 1992 in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. L’uomo dopo essere stato espulso dal programma di protezione era tornato a vivere a Palermo. Candura, 55enne palermitano, sarebbe ideatore del sistema ed organizzatore di tutti i sinistri stradali trattati.

I palermitani colpiti dal provvedimento restrittivo sono Furitano Maurizio 46enne, Carollo Pietro 57enne, La Mattina Francesco Paolo 23enne, Todaro Michele 25enne, Scafidi Davide 34enne, mentre i campani sono D’Onofrio Luigi 45enne, Campagna Anna 35enne e Rinaldi Luciano 44enne

La banda è accusata di aver organizzato incidenti stradali fasulli e avrebbe reclutato persone che, per rendere credibile la truffa, in cambio di denaro, venivano sfregiate o subivano fratture. L’indagine è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dai pm Annamaria Picozzi, Claudia Ferrari e Gaspare Spedale.

Ogni sinistro fruttava all’organizzazione, in media, dai 20 ai 30 mila euro (la stima complessiva è di svariate centinaia di migliaia di euro), non considerando i costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale per le cure da prestare ai soggetti coinvolti.

Un caso particolarmente cruento attestato dagli investigatori vedrebbe una vittima, che non era più disposta a farsi fratturare una gamba per truffare l’assicurazione ma ormai era troppo tardi.