Circa 400 lavoratori del call center Almaviva si sono dati appuntamento questa mattina a a Palermo, in Piazza Indipendenza, per protestare contro 1 1670 licenziamenti che sono stati annunciati nei giorni scorsi.

I lavoratori protesteranno innanzi alla sede della Ragione Siciliana inneggiando al lavoro e bloccando il traffico veicolare. Chiedono un incontro con il governatore Rosario Crocetta.

Sono tempi durissimi per i lavoratori Almaviva, che si occupa di gestire dei call center per conto di diverse società e che ha annunciato quasi 3 mila esuberi in tutta Italia. I sindacati sono sul piede di guerra, i dipendenti nel panico. L’azienda si dice costretta alla riorganizzazione da una crisi strutturale dei call center in un mercato dominato da ‘fattori distorsivi’.

 

Il vice ministro per lo Sviluppo Teresa Bellanova invita l’azienda a fermarsi: “Chiediamo una moratoria immediata dei licenziamenti annunciati, il governo ha messo a disposizione ammortizzatori sociali fino al 2017 e soluzioni per dare una decisa sterzata al settore. Ho convocato tutte le imprese committenti chiedendo il rispetto dei contratti di lavoro nei bandi. Almaviva sta ignorando tutto questo scegliendo la strada più facile e drammatica”. “I soldi ci sono – continua il ministro – per affrontare le criticità del settore e c’è un tavolo riconvocato con le parti sociali per il 18 aprile: tutte cose che sanno anche i manager di Almaviva”.

In serata la nota dell’azienda che risponde al Ministero del Lavoro: “La società Almaviva Contact accoglie con soddisfazione le dichiarazioni del Ministero del Lavoro e del Ministero dello Sviluppo Economico che dimostrano la rinnovata volontà, anche dopo gli impegni formali in questo senso assunti con l’Azienda in sede istituzionale nel dicembre 2014, di risolvere gravi irregolarità e comprovate distorsioni che hanno nel tempo colpito il settore ed in maniera particolare la Società.

Tale soddisfazione, assieme alla conseguente e auspicabile prospettiva di un mercato più stabile e rispettoso delle regole, non può comunque esimere l’Azienda dall’affrontare il percorso di riorganizzazione. Una responsabilità strettamente riferita all’ulteriore pesante peggioramento dei dati economici verificatosi in questo periodo, nonostante il ricorso agli ammortizzatori sociali e alle diverse azioni messe in campo, nonché ai doveri degli Amministratori a tutela del perimetro aziendale e dell’intero tessuto occupazionale.

Tale percorso, com’è noto, prevede al suo interno precisi momenti di confronto sindacale e istituzionale che costituiranno sicuramente il luogo deputato a rappresentare in maniera incontrovertibile la situazione e a verificare – come disciplinato dalla legge – ogni possibile soluzione a difesa dell’occupazione.

Rimane comunque ferma ogni disponibilità al confronto, posizione che ha sempre caratterizzato – come facilmente verificabile – percorso e cultura aziendale”.