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Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni al ‘Corriere della Sera’, fa sapere, all’indomani della conferenza stampa convocata dai genitori di Giulio Regeni, che se sull’omicidio del giovane non si avranno “risposte convincenti, compiremo i passi conseguenti”.

L’Italia chiede al governo egiziano “la verità, ossia l’individuazione dei responsabili”, continua il ministro “collaborazione investigativa. Lo stillicidio di piste improbabili moltiplica il dolore della famiglia e offende il Paese intero”.

Nel pomeriggio italiano è intervenuto anche Matteo Renzi da Chicago:  “Ci fermeremo solo quando troveremo la verità, quella vera e non di comodo. Il dolore della famiglia Regeni è quello di tutta l’Italia, noi siamo con il cuore, la mente e le azioni concrete a sostegno della famiglia e lo abbiamo detto in tutte le sedi pubbliche, istituzionali e private”.
“Speriamo che si possa finalmente trovare il colpevole o i colpevoli. Questo non restituirà Giulio alla sua famiglia, ma restituirà onore all’Italia e all’Egitto”.

Nel frattempo, dall’Egitto arriva una nuova ennesima versione sull’accaduto: secondo le autorità egiziane, un testimone anonimo avrebbe affermato in una lettera che Regeni sarebbe rimasto coinvolto in un traffico di reperti archeologici e torturato da trafficanti del settore. Tale versione è già stata giudicata “non credibile” dalla procura di Roma.

Ieri nella straziante conferenza stampa la mamma si è soffermata sul volto di Giulio: “L’Egitto ci ha restituito un volto completamente diverso. Al posto di quel viso solare e aperto c’è un viso piccolo piccolo piccolo, non vi dico cosa gli hanno fatto. Su quel viso ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui”. All’obitorio, l’unica cosa che ho ritrovato di quel suo viso felice è il naso. L’ho riconosciuto soltanto dalla punta del naso”.