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Mafia, colpo al clan dei Nebrodi: 23 arresti VD | I provvedimenti scattati dopo l’attentato ad Antoci

A pochi giorni dall’attentato messo a segno nei confronti del presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci del 18 maggio scorso, la polizia di Messina ha tratto in arresto 23 persone, di cui 16 in carcere e 7 ai domiciliari, facenti parte del clan mafioso dei Nebrodi.

Fra gli arrestati figura anche Antonio Foraci, ritenuto il boss emergente di Tortorici, in rapporto di affari con potenti famiglie di ndrangheta calabrese. L’operazione definita “Senza Tregua” ha colpito una cosca mafiosa dedita alle estorsioni e altre due organizzazioni criminali che avrebbero gestito il traffico ed lo spaccio di stupefacenti nella stessa zona.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Messina Salvatore Mastroeni, su richiesta dei sostituti procuratori della Dda di Messina, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, e Fabrizio Monaco.

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L’operazione, che segue quella battezzata “Rinascita“, ha voluto stroncare nuovamente la riorganizzazione della mafia tortoriciana. L’indagine è partita dall’arresto di quattro giovani durante un tentativo di estorsione ai danni di un nightclub di capo d’Orlando nell’aprile 2013.

Nel corso delle prime intercettazioni è emerso che il nuovo boss di Tortorici era Foraci, “U calabrisi”. Successivamente è stato possibile “raccogliere significativi riscontri su elementi tortoriciani attivi in estorsioni per conto del Clan Bontempo Scavo e nello spaccio di stupefacenti, disvelando l’esistenza di una struttura mafiosa pienamente operativa nel territorio nebroideo, tanto da collaborare con la potente famiglia Nirta-Strangio della ‘ndrangheta calabrese”.

Foraci, affiancato dalla moglie Calogera Rina Costanzo, dal figlio Cristian e dal fedelissimo Giovanni Montagno bozzone, “operava sul territorio, mantenendo saldi contatti con altri appartenenti alla stessa associazione mafiosa, sia in liberta’ (Giuseppe Sinagra, detto “finestra”), sia detenuti Massimo Salvatore Rocchetta), portando a termine estorsioni a tappeto“.

È Foraci il riferimento, operativo anche tramite il figlio all’esterno, in una struttura dedita al pizzo e allo smercio di droga. Frequenti i contatti con la cosca calabrese, anche ai fini di minacce e pressioni nei confronti di una ditta di Sant’Agata di Militello che effettuava lavori in Calabria e in Sicilia, cosi’ come in riferimento ai canali di approvvigionamento di stupefacenti.

Durante un colloquio intercettato Foraci jr si vantò che, durante la detenzione del padre, aveva costretto un commerciante a corrispondergli la somma di mille euro. Il boss si avvaleva del giovane ogni qualvolta era necessario: dopo un rifiuto di pagamento, disse al figlio di recarsi nuovamente presso quell’attività commerciale e dargli un vero e proprio ultimatum.

“Gli devi dire: fino a stasera ho tempo, poi non ne ho più”. Nel corso delle indagini sono emerse anche diverse “programmazioni” di rapine ai danni di commercianti locali. La polizia ha individuato e monitorato un’altra associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanza stupefacente operante nel centro di Capo d’Orlando, capeggiato da Gaetano Calogero Cambria Zurro.

Il gruppo si riforniva di stupefacenti soprattutto attraverso Vincenzo Corda, palermitano dimorante a Sant’Agata di Militello. Alla vasta operazione di polizia hanno collaborato i poliziotti delle Squadre Mobili di Palermo e Catania nonchè dei commissariati della provincia di Messina e dei Reparti Prevenzione Crimine di Palermo e Catania.

Fabrizio Messina

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