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Usa, Clinton e Trump sempre più distanti | La strage di Orlando diventa un test elettorale

La strage di Orlando è arrivata nel pieno della campagna per le presidenziali americane; è quindi anche una sorta di test per sondare carattere ed istinto politico dei due candidati alle elezioni di novembre; un’occasione per dimostrare leadership ad una nazione sotto shock e possibilmente trarne qualche vantaggio nella corsa elettorale.

C’è un canovaccio del “politicamente corretto” tra i leader americani ed occidentali, quando si affrontano tragedie legate al terrorismo islamico: non saltare a caldo a conclusioni affrettate ma promettere punizione per i responsabili; illustrare nuovi piani per combattere il terrorismo; unirsi al cordoglio collettivo evitando di condannare la comunità musulmana; invocare unità sotto ideali comuni, piuttosto che fare politica di parte. Esemplare in questo senso l’immagine di Gerge W. Bush, in piedi su un mucchio di rovine a ground zero a dar voce al paese contro al Qaeda, e poi in visita ad un centro musulmano a New York.

Trump ha ignorato questo schema, attaccando la comunità musulmana ed invocando l’uso delle armi per difendersi. Ecco alcune sue dichiarazioni: “Dobbiamo esaminare le Moschee con molta attenzione”; “C’è un altissimo numero di persone con questo odio islamico radicale”; “La comunità islamica non li denuncia”; “Dobbiamo innanzitutto fermare questa gente che viene dalla Siria”; “Se la gente nel Club fosse stata armata, questo massacro non sarebbe avvenuto”. Trump ha ammesso con franchezza che le sue posizioni dure e dirette contro il terrorismo hanno avuto in passato un’ottima risposta nei sondaggi. Sono inoltre posizioni che possono aggregare i Repubblicani, anche i più scettici nei suoi confronti.

Il candidato repubblicano ha poi denunciato la scarsa incisività della reazione di Obama; ha parlato di leadership debole, invitandolo a dimettersi. Ha persino insinuato, parlando del terrorismo islamico, che Obama “non si rende conto – o se ne rende conto di più di qualsiasi altro”; una frase oscura, che lascia però intendere qualche possibile sintonia tra Obama ed il mondo islamico, anche il più radicale. L’attacco di Trump ha causato una pubblica e furiosa reazione del Presidente, che lo ha accusato di rinnegare i valori fondamentali della società americana. “Se mai abbandoneremo questi valori, non solo renderemo molto più facile la radicalizzazione delle persone in America e nel mondo, ma avremo tradito proprio ciò che stiamo cercando di proteggere”, ha detto Obama.

Il candidato Trump ha mostrato ancora una volta di parlare in modo chiaro e diretto, col suo stile “politicamente scorretto” ed anti-establishment che ha convinto molti alle primarie; ha però mostrato, in un momento di crisi,  una tendenza a dividere, a puntare il dito contro le minoranze, a rinnegare la tradizione americana di ‘melting pot’ di culture diverse. La Clinton, comportandosi in modo diametralmente opposto, ha cercato di accreditare un immagine di leader autorevole ed in controllo. Ha usato toni moderati, si è focalizzata sul problema, ha evitato la rissa politica a caldo.

Nel suo discorso in risposta al massacro, la Clinton ha esposto le sue idee sulla lotta al terrorismo: uno sforzo teso a sradicare l’estremismo islamico in Medio Oriente ed in America, con un piano d’azione che coinvolga la comunità musulmana quale parte attiva. Inoltre ha ribadito le posizioni democratiche sul controllo delle armi, chiedendo al Governo maggiori sforzi per evitare che armi da guerra cadano nelle mani di americani radicalizzati. Ha infine espresso vicinanza alle vittime omosessuali, uccise in un luogo “ove pensavano di essere al sicuro e tra gente che li capiva”. Ecco un suo richiamo ai valori americani  nella lotta al terrorismo: “Il terrorista di Orlando è morto ma il virus che gli avvelenato la mente è vivo e vitale. Lo dobbiamo attaccare con occhio fermo, mani salde, determinazione ed orgoglio nel nostro paese e nei nostri valori”.

In sintesi, la Clinton ha proposto il ritratto di una personalità sobria, che cerca unità intorno ai valori americani, elabora e propone piani di azione per affrontare i problemi; una figura di Presidente rassicurante per molti americani. Altri potrebbero giudicare la sua posizione troppo vaga, tesa più a preservare un’apparente pace sociale interna, piuttosto che a combattere con qualsiasi mezzo il terrorismo in America. Due approcci agli antipodi sul terrorismo, alla ricerca delle corde giuste nel cuore degli americani. I prossimi mesi ci diranno chi ha ragione.

Giuseppe Citrolo

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Giuseppe Citrolo
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