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La Turchia e la difficile sfida al terrorismo | Già tredici gravi attentati dall’inizio dell’anno

L’aeroporto Ataturk di Istanbul, terzo in Europa per traffico aereo con 61 milioni di passeggeri, è un complesso dotato di elevate misure protezione. Metal detectors sono posti all’entrata delle sale partenze ed arrivi; il personale addetto alla sicurezza è numeroso. Nonostante questo, il commando ha dato l’ennesima dimostrazione della determinazione sanguinaria del terrorismo. Le ipotesi investigative si concentrano sull’Isis come responsabile dell’attacco; in questi termini si è espresso il primo ministro turco Binali Yildirim.

Il presidente Erdogan ha condannato l’azione dei terroristi, esprimendo la speranza che “questo attacco segni un punto di svolta nella lotta comune contro il terrorismo”. Ha inoltre sottolineato che un’azione simile sarebbe potuta accadere ovunque, in qualsiasi aeroporto del mondo. Questo è certamente vero, ed è dimostrato da eventi noti (il massacro di Bruxelles) e meno noti (gli attacchi agli aeroporti di Shangai e Kabul), tutti accaduti quest’anno. Ma è anche vero che la Turchia è un paese in guerra contro avversari, quali l’Isis ed il PKK, che sono considerati tra le più pericolose organizzazioni terroristiche del nostro tempo.

La Turchia fa parte della coalizione a guida Usa che sta combattendo l’Isis in Siria ed Irak; partecipa ai raid aerei e fornisce il supporto logistico alle forze aeree alleate. L’instabilità della Turchia è in parte dovuta al flusso costante di militanti jihadisti che hanno raggiunto la Siria dal confine turco. Le autorità turche hanno chiuso un occhio e, mentre il radicalismo terrorista prendeva piede all’interno del paese a causa della relativa facilità a transitare per e dalla Siria, la decisione turca di combattere l’Isis ha scatenato la reazione dei militanti dello stato islamico.

Il PKK, Partito dei Lavoratori Curdi, è l’espressione armata delle istanze indipendentiste dell’etnia curda (circa il 20% della popolazione turca). Il PKK combatte il Governo centrale da circa 30 anni, con periodi di cessate il fuoco alternati a picchi di tensione e scontri. Dopo un periodo di relativa calma, durato circa due anni, la violenza è esplosa nuovamente nell’enclave curda nel sud est del paese, poichè nessun compromesso è stato raggiunto con l’AKP di Erdogan. Ha contribuito all’escalation la pressione esercitata dalle forze militari turche, con misure quali il coprifuoco in molte città a maggioranza curda.

A rendere più ingarbugliata la situazione è l’appoggio americano al Partito Democratico per l’Unità, una formazione curda affiliata al PKK che combatte l’Isis in Siria. Per gli americani, questi combattenti curdi sono la fanteria che Washington non vuole mandare, ma di cui ha disperato bisogno per consolidare l’avanzata in Siria. Da parte sua, la Turchia è in disaccordo profondo con gli americani, nel suo tentativo di togliere qualsiasi legittimità al PKK.

Nei suoi attacchi suicidi, l’Isis predilige obbiettivi quali le grandi città e le zone turistiche, nel tentativo di danneggiare l’industria turistica turca e colpire il paese con azioni di grande impatto mediatico internazionale. Il PKK, invece, attacca l’Esercito e le forze di Polizia; la sua azione è principalmente concentrata nelle zone di conflitto a maggioranza curda.

La lista degli attacchi terroristici di questi ultimi mesi è impressionante:

8 giugno: 3 morti. Un’autobomba esplode nella città di Midyat, nel sud est del paese; le Autorità turche puntano il dito contro il PKK.

7 giugno: 11 morti. Un’autobomba esplode accanto ad un veicolo della polizia a Beyazit, nel centro storico di Istanbul, in una zona molto frequentata da turisti; attacco rivendicato dal TAK, una formazione armata curda fuoriuscita dal PKK.

12 maggio: 16 morti e 23 feriti dopo l’esplosione di un camion bomba nel villaggio di Dürümlü nel distretto di Diyarbakır. Attacco rivendicato dal  PKK.

10 maggio: 3 morti e 45 feriti. Esplode un camion bomba a Diyarbakir; l’obbiettivo è un veicolo della polizia di scorta ad alcuni esponenti del PKK, che erano stati arrestati. E’ lo stesso PKK a rivendicare l’attacco.

1 maggio: 2 morti e 22 feriti. Un’autobomba esplode di fronte alla stazione di polizia nella città di Gaziantep; i sospetti per l’attacco suicida si concentrano sull’Isis.

27 aprile: 1 morto e 13 feriti nella città di Bursa; la bomba esplode nei pressi della Grande Moschea; l’attacco è rivendicato dal TAK.

31 marzo: 7 morti e circa 30 feriti. Autobomba esplode nei pressi di una stazione per autobus a Diyarbakir, nel sud est della Turchia. Ancora una volta, l’obbiettivo era un veicolo della polizia. L’attacco non è rivendicato.

19 marzo: 4 morti. Attacco suicida nella zona turistica nel centro di Istanbul; il terrorista aveva legami con l’ISIS

13 marzo; 37 morti. Bomba in una piazza nel centro di Ankara; attacco rivendicato dal TAK.

18 febbraio; 6 morti ed un ferito. Un’autobomba parcheggiata esplode al passaggio di un convoglio militare a Diyarbakir. Il PKK rivendica l’attentato.

17 febbraio; 29 morti e 61 feriti in un attacco bomba contro veicoli militari ad Ankara; azione rivendicata dal TAK.

12 gennaio: 13 morti in un attacco suicida nella piazza Sultanahmet, nel centro storico di Istanbul. Le Autorità turche ritengono cha l’Isis sia responsabile.

Giuseppe Citrolo

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Giuseppe Citrolo
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