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ERDOGAN O ERDO KHAN ?

“La più grande felicità è sconfiggere i nemici, dar loro la caccia, spogliarli di ogni ricchezza, vedere i loro cari inondati di lacrime, stringersi al petto le loro mogli e figlie” .

Cosi parlava Gengis Khan, re dei Mongoli all’inizio del 1200.

Non è una grande frase, ma al tempo risultava propedeutica se pronunciata da chi avrebbe con questa mentalità costruito il più grande impero sulla terra di tutta la storia dell’uomo.

Sono passati ottocento anni e qualcun altro, al secolo Recep Erdogan, Presidente – Dittatore della Turchia, chiede di reintrodurre la pena di morte per i dissidenti con il fine di estirpare alla radice il seme della ribellione.

In buona sostanza la linea di Khan verrebbe utilizzata solo per rimanere in sella al comando di un paese che un impero proprio non è e dove la grande crescita degli ultimi tredici anni sta per spegnersi e pare che una enorme bolla immobiliare stia per esplodere.

È vero che il Sultano Erdogan ha visto crescere il Pil della Turchia durante il suo governo dal 2002 al 2013 di circa il 400%, ma potrebbe essere proprio questa frenata dell’economia turca a determinare il traballare della poltrona del Presidente, il quale pare abbia pensato di correre ai ripari.

Come?

Con un falso golpe, naturalmente.

Il fallimento della rivolta in meno di sei ore, lo show su Face Time dove mancava solo un Marzullo turco a rendere la situazione ancora meno credibile, la mancata soppressione immediata dello stesso Erdogan che in tutti i colpi di stato rappresenta addirittura l’antefatto e le improbabili vie di fuga scelte da Erdogan, l’aver dato la possibilità ai fedeli del Governo turco di agire immediatamente per contrattaccare proprio negli ambiti territoriali dove i ribelli avrebbero dovuto avere immediatamente il massimo controllo, tutto questo contribuisce alla formulazione di un dilemma cornuto: o i golpisti sono stati ingaggiati da Erdogan o Erdogan ha fatto un accordo con i golpisti.

Tertium non datur, a meno di non credere alle favole.

Fabrizio Hopps

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Fabrizio Hopps
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