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Sono passati soltanto tre giorni dalle celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma, quando i leader europei si sono incontrati nella Capitale. Nulla sembrava poter minare la tranquillità tra i 27 capi ma a volte le apparenze ingannano. E a pochi giorni dall’unione di ‘facciata’, ecco che l’Europa torna a spaccarsi sul dossier migranti.

Da un lato, c’è l’Ungheria che accusa l’Italia di ricattare i Paesi dell’Europa centro-orientale sulle ‘relocation’, dall’altro, l’Austria che, attraverso il ministro dell’Interno Wolfgang Sobotka (Popolare), dà l’ok all’accoglienza dei profughi da Italia e Grecia, salvo poi annunciare da Vienna che già al consiglio dei ministri di ieri ha portato una proposta per chiamarsi fuori da qualsiasi schema di ridistribuzione futura, su proposta del ministro della Difesa Hanz Doskozil (socialdemocratici). Le distanze, dunque, rimangono e il punto d’incontro sembra davvero molto lontano.

Il commissario europeo, Dimitris Avramopoulos, ha richiamato ancora una volta gli Stati membri a rispettare gli impegni presi sui ricollocamenti. “Non ci sono più scuse”, ha detto, chiedendo ai Paesi Ue di accogliere 1.500 profughi al mese dall’Italia e 3.000 dalla Grecia.

Secondo alcune fonti europee, il numero delle persone da ridistribuire dall’Italia, che fino ad oggi ha beneficiato solo di 4.400 trasferimenti sui 34.950 previsti entro settembre 2017, “è bassa perché nel vostro Paese arrivano soprattutto migranti economici, e questo si somma con una certa lentezza delle procedure burocratiche”.

Oggi Avramopoulos è a Budapest per discutere col governo di Viktor Orban della nuova legge che prevede la detenzione dei migranti, su cui Bruxelles dovrà dare la propria valutazione.