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“La Gran Bretagna non può scegliere solo le parti migliori per le relazioni future con l’Unione europea”. Suonano come un monito le linee guida fornite dall’Ue sui negoziati per la Brexit presentate oggi. L’intesa per i rapporti futuri “saranno discusse nei prossimi due anni”.

L’Ue è inoltre pronta a parlare con la Gran Bretagna di un futuro accordo di libero scambio prima che le due parti si accordino sui termini finali della Brexit: “Il nostro dovere è minimizzare l’incertezza, e gli sconvolgimenti causata ai cittadini dalla Brexit, il mondo degli affari e gli stati membri”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. 

“Dobbiamo impedire il vuoto legale per le nostre compagnie. Dobbiamo fare in modo che la Gran Bretagna onori tutti i suoi conti e gli impegni presi da Stato membro. L’Ue onorerà tutti i suoi impegni“, ha aggiunto Tusk. Secco poi il no a “negoziati separati”, questo è “il mio primo divorzio e spero l’ultimo”.

Tusk poi chiarisce: “Voglio essere molto preciso. Non ho dubbi, specialmente dopo il nostro summit di Roma, che tutti i 27 saranno uniti durante i negoziati. Questo sarà nel nostro interesse ma anche in quello della Gran Bretagna, che dovrà parlare solo con i 27 come blocco“.

“Quando avremo trovato le soluzioni e saranno fatti progressi sufficienti” in quattro aree chiave prioritarie per l’Ue per l’uscita della Gb – ha proseguito il presidente del Consiglio – allora potremo procedere a definire le nuove relazioni tra Gb e Ue. Le discussioni dei negoziati saranno difficili, complesse, e a volte anche conflittuali, non c’è nessun modo per evitarlo”.

Se da una parte l’Ue annuncia un approccio inflessibile, dall’altra assicura “non perseguirà un approccio punitivo”. “La Brexit di per sé è già abbastanza punitiva – ha affermato Tusk -. Dopo essere stati uniti per 40 anni, lo dobbiamo gli uni agli altri di fare in modo che questo divorzio sia il più tranquillo possibile“.

 

Ma sul tema della sicurezza nessun ostruzionismo: “Deve essere chiaro che terrorismo e sicurezza sono un problema comune di Gran Bretagna e Ue. I nostri partner sono saggi e dignitosi e sono assolutamente sicuro che nessuno sia interessato ad usare la cooperazione sulla sicurezza come merce di scambio”.

La Scozia, intanto, ha chiesto formalmente alla Gran Bretagna l’autorizzazione a organizzare un nuovo referendum sull’indipendenza. Il Parlamento locale, infatti, ha dato il via libera alla premier Nicola Sturgeon di inoltrare la richiesta in seguito alla Brexit. Il governo scozzese ha quindi notificato alla premier britannica Theresa May la domanda. Il referendum del 2014 vide gli indipendentisti sconfitti.