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Continua l’ostruzionismo giudiziario nei confronti dei provvedimenti anti – immigrazione voluti dall’amministrazione Trump. Un giudice federale di San Francisco ha infatti bloccato temporaneamente un ordine della Casa Bianca volto a bloccare i fondi alle cosiddette città santuario, che offrono assistenza agli immigrati irregolari.

“La legge sull’immigrazione non si ferma”, ha fatto sapere il Dipartimento di Giustizia americano. “I giudici stanno dando i numeri“, ha commentato il capo di gabinetto della Casa Bianca, Rience Priebus. L’amministrazione Trump, dal canto suo, ha sottolineato continuerà ad applicare la legge federale.

Questa legge vieta alle comunità di impedire segnalazioni alle autorità federali sullo status di individui in tema di immigrazione. “Procederemo per ricorrere in appello”, ha dichiarato Priebus. Il blocco della nuova mossa di Trump è stato richiesto da due contee californiane che temono di perdere miliardi di dollari.

Il giudice William H. Orrick ha quindi emesso un’ingiunzione preliminare con la motivazione che l’applicazione del provvedimento può risultare incostituzionale. Le contee di San Francisco e e Santa Clara “hanno un forte interesse nell’evitare l’incostituzionale applicazione a livello federale e la significativa incertezza di bilancio che è emersa dal minaccioso linguaggio dell’ordine”.

Il responsabile della Giustizia, Jeff Session, si era rivolto nei giorni scorsi alle municipalità di Los Angeles e New York: “O collaborano con gli agenti federali e seguono le indicazioni dell’amministrazione, o perderanno i fondi federali. Recupereremo anche le somme già versate”.

 

Intanto parla anche il ministro degli Esteri messicano Luis Videgaray che ha definito il progetto del presidente Trump di un muro anti-immigrati “non solo una cattiva idea ma un’azione ostile che non risolverebbe niente”. E ha aggiunto che il Messico “non darà un centesimo per la sua costruzione”.

“Il governo messicano – ha precisato Videgaray – valuterà una riduzione della cooperazione per la sicurezza con gli Stati Uniti se i negoziati su altri temi, quali immigrazione, confini, commercio, non saranno soddisfacenti per gli interessi messicani”.