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Primi risvolti giudiziari in merito alla tragedia dell’hotel Rigopiano, in cui, il 18 gennaio scorso, morirono 29 delle 40 persone presenti. Sono sei le persone che risultano indagate dalla procura di Pescara. Si tratta del presidente della Provincia Antonio Di Marco, del dirigente delegato alle Opere pubbliche Paolo D’Incecco, del responsabile della Viabilità provinciale Mauro Di Blasio, del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e del geometra comunale Enrico Colangeli: tutti accusati di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Il direttore del resort Bruno Di Tommaso è indagato anche per violazione dell’articolo 437 del codice penale, che punisce l’omissione del “collocamento di impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro”: secondo l’accusa, non ha previsto nel Documento di valutazione del rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori della sua ditta (la Gran sasso resort spa) il rischio di essere colpiti da una slavina.

Le quaranta persone presenti nell’albergo, rimasero bloccate a causa della inagibilità della strada, la provinciale numero 8, sepolta da due metri di neve. Quell’unica via di fuga, secondo i magistrati Cristina Tedeschini e Andrea Papalia, doveva essere accessibile.

I pm non sembrano invece aver rilevato alcunché di penalmente rilevante nella famosa telefonata delle 17.40 quando Di Tommaso, sbagliando in buona fede, confermò ai funzionari dell’unità di crisi della Prefettura che all’hotel Rigopiano non era accaduto niente di grave. Niente viene contestato,al momento, al prefetto di Pescara, Francesco Provolo. Ai sei indagati sono stati notificati gli avvisi a comparire e saranno presto interrogati dai pubblici ministeri.

Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle 29 vittime, non è però affatto soddisfatto: “Dove sono i nomi del Prefetto di Pescara e del governatore dell’Abruzzo?”.