accertamenti fiscali, accertamenti fisco, avvisi fisco, avviso di accertamento, avviso fisco, evitare accertamenti fiscali, evitare avviso di accertamento, Fisco, taxpayer friendly

Sabato 3 giugno è il giorno della cosiddetta ‘liberazione fiscale’ relativo all’anno 2017, quello in cui, cioè, smetteremo di lavorare per pagare le tasse e si inizierà, per così dire, a guadagnare. Il giorno della ricorrenza cambia ogni anno.

Per calcolare la data della ‘liberazione fiscale’, l’Ufficio studi della Cgia ha preso in esame il dato di previsione del Pil del 2017 e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero.

Dopodiché ha diviso per il Pil giornaliero la somma derivante dal gettito di imposte, tasse e contributi che gli italiani verseranno quest’anno. Il risultato di questa operazione determina la data media, cioè il 3 giugno, a partire dalla quale nel 2017 gli italiani iniziano a lavorare per sé invece che per il Fisco.

Secondo i dati della Cgia, la pressione fiscale in Italia è iniziata a scendere con l’introduzione del cosiddetto bonus Renzi (maggio 2014), l’eliminazione dell’Irap dal costo del lavoro (2015) e la cancellazione della Tasi (2016). Nel 2017, poi, hanno contribuito alla contrazione del peso fiscale e contributivo la riduzione dell’Ires dal 27,5 al 24%; i super-ammortamenti (al 140%); l’aumento delle deduzioni Irap; l’innalzamento delle soglie per accedere al regime dei minimi e la proroga del parziale esonero contributivo a carico delle imprese che hanno assunto personale a tempo indeterminato.

Per il 2017, sempre secondo l’associazione mestrina, il gettito complessivo di imposte, tasse e contributi che gli italiani verseranno allo Stato sarà, secondo il DEF, di 723,6 miliardi di euro. La voce più importante riguarda le imposte dirette (Irpef, Ires, Irap, etc.) che peserà sulle tasche di imprese e cittadini per 249 miliardi; seguono le imposte indirette (Iva, accise, imposte catastali, etc.) con 247,1 miliardi, i contributi sociali con 224,5 miliardi e, infine, le imposte in conto capitale (successioni, donazioni, etc.) che ammonteranno a 2,9 miliardi di euro.