Nel corso dell’udienza del processo che lo vede imputato per i 2,6 milioni di euro trovati nel controsoffitto della collaboratrice Francesca Persi e in due cassette di sicurezza in Austria, Fabrizio Corona è andato in escandescenze e ha iniziato a urlare.

“Vergogna, voglio giustizia”, ha gridato. Il giudice Salvini, prima di interrompere l’udienza, aveva detto: “Corona questa è un’udienza importante per lei, stia tranquillo”. L’imputato, invece, da tempo lamenta errori da parte della polizia e della procura nell’inchiesta: a suo dire, gli investigatori avrebbero indagato soltanto su di lui, cercando anche contatti con la criminalità organizzata, ma non sulla bomba carta che esplose sotto casa sua lo scorso agosto.

Dopo essere stato allontanato, Corona è stato riammesso in aula e il suo legale, Ivano Chiesa, ha avanzato le scuse del suo cliente: “Ha perso la pazienza, purtroppo è il suo carattere e gli è già costato caro”.

Già in molte udienze Corona aveva alzato la voce, ma i giudici erano sempre riusciti a tenerlo a freno e non era mai arrivato al punto di gridare, come ha fatto oggi, contro il pm e contro gli investigatori. A un certo punto, tra l’altro, si è anche divincolato per un attimo dagli agenti di polizia penitenziaria che cercavano di farlo smettere di urlare e di muoversi.

Alla fine dell’udienza, iIl pm di Milano, Alessandra Dolci, ha chiesto una condanna a 5 anni per Fabrizio Corona, imputato per intestazione fittizia di beni, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione. Per il magistrato, Corona va indagato anche per appropriazione indebita.