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Si continua a parlare di Totò Riina e a farlo stavolta è il pm Nino Di Matteo nel corso dell’udienza del dibattimento sulla trattativa Stato mafia, alla quale anche oggi il boss ha assistito in videoconferenza dalla saletta del carcere di Parma, adagiato su una barella e nuovamente al centro delle cronache per il ritorno al primo grado di giudizio della richiesta di differimento della pena per motivi di salute.

Il giudizio di Di Matteo (che ha chiesto di sentire un’agente della polizia penitenziaria che ha ascoltato le parole di Riina in carcere) è netto: “Riina è perfettamente lucido e orientato nel contesto. Abbiamo depositato in segreteria la relazione di servizio di un agente penitenziario su alcune esternazioni in carcere del boss”.

Di Matteo aggiunge: “In concomitanza dell’udienza del 30 marzo scorso del processo sulla trattativa Stato-mafia Riina ha parlato dei rapporti tra Ciancimino e Licio Gelli, dei suoi rapporti con Provenzano e della morte dell’ex vice del Dap Francesco Di Maggio”.

All’udienza hanno assistito (sempre in videoconferenza) Leoluca Bagarella da Sassari e Giovanni Brusca dal sito riservato in cui si trova al momento. Assente il generale Mario Mori, ieri assolto in cassazione insieme al colonnello Mauro Obinu dall’accusa di favoreggiamento aggravato in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995.

Un processo che proseguirà senza Di Matteo: il ministero della Giustizia ha infatti revocato il “posticipato possesso” per il processo processo sulla trattativa Stato-mafia ed entro il 14 giugno Di Matteo dovrà prendere il nuovo incarico di sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia.

Il procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti segue la posizione espressa ieri dal presidente del Senato Grasso: “Se decidesse di parlare, e se cominciasse a collaborare seriamente con la giustizia, si potrebbe rivedere anche la sua situazione detentiva e il suo 41 bis. Ma non so se lo farà. La Corte di Cassazione ha dato indicazioni per quanto riguarda la motivazione della sentenza del Tribunale di sorveglianza e sono certo che il Tribunale di Bologna integrerà adeguatamente questa motivazione”.