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Da ex colonia spagnola a 51esimo Stato Usa: potrebbe essere questo il destino di Puerto Rico, perla dei Caraibi divenuta da fine Ottocento territorio statunitense. Il referendum consultivo di domenica, il quinto dal 1967, è stato un vero e propio plebiscito: l’opzione pro-Usa è stata infatti scelta dal 97% degli elettori.

Le altre due opzioni, mantenere lo status quo o chiedere l’indipendenza, hanno ricevuto rispettivamente solo l’1,5% e l’1,3%. Ma a mettere in dubbio il peso specifico del referendum, boicottato da tutti i partiti di opposizione, è stata la bassissima affluenza alle urne: meno di un elettore su quattro (22,7%) tra i 2,2 milioni di aventi diritto.

Per Ricardo Rossello, 38 anni, neo governatore pro-Usa promette: ”Ci presenteremo sulla scena internazionale per difendere l’importanza di vedere Puerto Rico diventare il primo stato ispanico degli Stati Uniti“. Chi nasce nell’isola ha la cittadinanza americana, ma non può votare per il presidente e ha un solo rappresentante al Congresso.

Ma ci sono due ostacoli da superare per Puerto Rico: gli ingentissimi debiti da 73 miliardi di dollari e l’orientamento prevalentemente dem dei portoricani in contrapposizione con la maggioranza repubblicana al Congresso che vedrebbe con preoccupazione il suo ingresso nella Federazione.