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Il Segretario alla Giustizia degli Stati Uniti, Jeff Sessions, ha deposto in Senato in merito al Russiagate,  nel corso dell’audizione davanti alla Commissione intelligence del Senato, negando di aver compiuto atti illegali per conto del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (oggi il suo 71esimo compleanno), durante la campagna elettorale.

Il segretario, uno dei uomini forti dell’amministrazione Trump, nega fermamente le accuse di avere avuto contatti o incontri segreti con la Russia, rispondendo anche alle domande relative alla auto-ricusazione dall’inchiesta e l’eventuale ruolo nel licenziamento del direttore dell’Fbi James Comey.

Sessions ha affermato: “Non ho partecipato ad alcun incontro con i funzionari russi sulle elezioni presidenziali e non ricordo alcun incontro su questo tema con l’ambasciatore russo a Washington. L’ipotesi che io sia al corrente o abbia avuto parte in qualsiasi tipo di collusione contro questo Paese, che ho servito per 35 anni, è una bugia odiose e sconcertante. Non ho mai incontrato nè ho mai avuto colloqui con alcun russo nè con alcun funzionario straniero riguardo a qualsiasi tipo di interferenza”.

“Apprezzo gli sforzi della commissione per investigare sulle possibili interferenze russe sul nostro processo democratico: una tale interferenza non può essere tollerata e incoraggio ad arrivare a scoprire la verità in merito a queste speculazioni. Non sono a conoscenza di simili conversazioni da parte di nessuno che fosse collegato alla campagna presidenziale di Trump. Ho fiducia nel procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller, ma non ho idea se Trump abbia fiducia in Mueller”, ha aggiunto Jeff Sessions.

Momento critico dell’audizione è stato in merito alle telefonate, con Sessions che ha risposto con un “non so” all’ipotesi che Trump effettui registrazioni delle conversazioni e poi in merito ad una possibile conversazione all’hotel Mayflower di Washington nell’aprile 2016 con l’ambasciatore russo, Sessions risponde: “Possibile che ci sia stata, ma certo non è stata impropria”.