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Alle ore 21.56 del 15 giugno, è morta Erika Pioletti, la donna di 38 anni ferita gravemente nel caos di piazza San Carlo a Torino durante la finale di Champion Juventus – Real Madrid, lo scorso 3 giugno. Il decesso arriva a poche ore dalle indiscrezioni sul suo stato di salute che a a detta dei medici era ormai considerato irreversibile.

L’annuncio è stato fatto dai medici dell’Ospedale San Giovanni Bosco, il quale non hanno rilasciato ulteriori dichiarazioni “poiché sono in corso indagini da parte della Procura della Repubblica”. I genitori hanno espresso la volontà di donare gli organi di Erika.

Nel primo pomeriggio di oggi fonti sanitarie avevano rivelato all’Ansa che la donna (vittima di un infarto da schiacciamento), era ormai affetta da “un gravissimo danno cerebrale a prognosi pessima”, aspettandosi il decesso o l’ingresso in stato vegetativo in tempi strettissimi; la famiglia aveva inoltre chiesto e ottenuto di non proseguire con l’accanimento terapeutico, così come ammesso dal direttore della terapia intensiva, Sergio Livigni.

Erika, impiegata, originaria di Beura Cardezza, non lontano da Domodossola (Verbania) e dal confine svizzero, era in piazza per vedere la finale di Champions con il compagno, tifoso della Juventus e anche lui ferito nella calca di Piazza san Carlo assiepata da oltre 30 mila tifosi e le cui cause precise non sono ancora state accertate. La Procura di Torino ora valuterà la riqualificazione del reato (al momento contro ignoti) da lesioni colpose a omicidio colposo.

Non sono ancora state trovate, infatti, le cause dell’ondata di panico che si è abbattuta su piazza San Carlo. Alcuni dei numerosi testimoni ascoltati dalla Digos hanno parlato di “difficoltà respiratorie” simili a quelle provocate da sostanze urticanti, e la procura ha affidato ai vigili del fuoco una serie di accertamenti sull’impianto di areazione del parcheggio sotterraneo. Nella bolgia (oltre al decesso di Erika Pioletti) ci sono stati 1.527 feriti.

Addolorato il comunicato di cordoglio del sindaco di Torino, Chiara Appendino: “In un momento di così profondo dolore, ogni parola sarebbe superflua. Posso solo esprimere le più sincere condoglianze mie e di tutta la Città – aggiunge la prima cittadina – a famigliari e amici di Erika. Per il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino».

Queste le dichiarazioni nel pomeriggio di Sergio Livigni, direttore della terapia intensiva prima del decesso della donna: “La famiglia di Erika ha chiesto che non ci sia accanimento terapeutico. Una scelta che noi condividiamo. Iniziamo un percorso di desistenza terapeutica. La possibilità che ce la faccia è altamente improbabile, l’1 per cento direi. La donna non ha funzioni vitali, il respiro non è autonomo. Se supera questa fase potrebbe entrare in una condizione di stato vegetativo”.

E infine il parere del prefetto di Torino, Renato Saccone: “Sarà compito di sindaci e prefetti far rispettare la circolare inviata dal capo della Polizia Franco Gabrielli, sull’ordine pubblico durante le manifestazioni di piazza. Il momento, però, non va però caricato di irragionevolezza”.