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Un uno-due letale quello messo a segno dalla Ferrari al Gran Premio di Budapest. Seba Vettel trionfa in Ungheria e consolida così il primato nella classifica del Mondiale di F1. Prezioso e meritato il secondo posto di Kimi Raikkonen davanti alla Mercedes di Valtteri Bottas. Ai piedi del podio Lewis Hamilton, costretto a restituire la posizione al compagno di squadra nell’ultimo giro.

Quinto si è piazzato Max Verstappen con la Red Bull davanti alla McLaren di Fernando Alonso. Settimo Carlos Sainz con la Toro Rosso per una top ten completata dalle Force India di Sergio Perez e Esteban Ocon e dall’altra McLaren di Stoffel Vandoorne. Il successo delle due Rosse, scattate dalla prima fila, acquista ancora più valore alla luce del serio problema allo sterzo che ha condizionato la gara di Vettel.

Per Ferrari è la seconda doppietta dopo quella di Montecarlo e la quarta vittoria stagionale del tedesco nel giorno del suo 50° gran premio con il team di Maranello. Ora in classifica iridata Vettel ha portato il suo vantaggio sull’inglese a 14 punti, ma il traguardo è ancora lunghissimo.

Sono commosso, felice. Se è questa la Ferrari che voglio? Sì“. Queste le parole di Sergio Marchionne, presidente della Ferrari, ai microfoni di Sky. “Sono al settimo cielo, è stata una gara veramente difficile – ha quindi commentato Sebastian Vettel – Subito dopo la safety car ho avuto parecchio da fare. Lo sterzo tirava da una parte, dovevo cercare di stare lontano dai cordoli e salvare la macchina”.

Vettel spiega: “Sicuramente non ho fatto un favore a Kimi perché non potevo andare più veloce, non avevo abbastanza passo. Verso la fine ho recuperato un po’, speravo di avere un paio di giri per respirare ma non arrivavano mai. È stata davvero dura -conclude Vettel, ma è un grande risultato e una grande giornata”.

“Non ho potuto vincere, ma lo abbiamo fatto come team. Ho cercato di tenere duro in questi 71 giri in cui sono rimasto bloccato dietro. Volevo vincere, ma è comunque grandioso per il team”, dice il ferrarista Kimi Raikkonen. “Qui se qualcuno non commette errori è difficile superare e il fatto che davanti ci sia il tuo compagno di squadra ti fa prestare ancora più attenzione”, aggiunge il finlandese.