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Studenti medi e universitari sono scesi in piazza in tutta Italia. La mobilitazione, che coinvolge associazioni e collettivi studenteschi, vuole mettere in luce le problematiche dell’alternanza scuola-lavoro, ma anche le scarse risorse riservate all’istruzione pubblica e le condizioni dell’edilizia scolastica.

Scontri tra studenti e polizia davanti al McDonald in piazza Castelnuovo a Palermo dove è stato attuato un sit in di un gruppo di studenti, non autorizzato, nell’ambito della protesta “contro le politiche predatorie del governo”. Due giovani sono stati fermati e ma rilasciati subito dopo. Secondo gli studenti i “tirocini al McDonald non sono formativi, sono solo sfruttamento”.

Il ministro Fedeli annuncia per il 16 dicembre un confronto con tutti i soggetti coinvolti: ‘Lavoriamo per elevare la qualità dell’alternanza’.

Momenti di tensione si sono registrati anche a Milano dove studenti incappucciati hanno lanciato uova e pomodori contro il McDonald’s di piazza Sant’Eustorgio, ‘colpevole’ di aver siglato con il ministero dell’Istruzione un accordo relativo al progetto alternanza scuola-lavoro. I contestatori hanno anche imbrattato con vernice l’asfalto e i muri della sede Edison in foro Bonaparte e la sede del Partito Democratico in corso Garibaldi. Attorno alle 9.30 il gruppo si è presentato davanti all’ingresso, ha acceso fumogeni, svuotato estintori e lasciato alcune scritte con lo spray. I responsabili sono scappati prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Ai cortei indetti in 70 città molti ragazzi si sono presentati in “tuta blu” per protestare contro lo sfruttamento e per un’alternanza di qualità: “Questo è il primo sciopero contro l’alternanza scuola lavoro – dice Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione studenti -. Chiediamo al ministero dell’Istruzione che fine abbia fatto lo statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola-lavoro e il codice etico per le aziende. Siamo stanchi di aspettare. Viviamo sulla nostra pelle i disagi di questo modello di alternanza scuola-lavoro, noi siamo studenti, non merce nelle mani delle aziende”.

In piazza anche gli universitari per denunciare le distorsioni dei tirocini-sfruttamento: “Siamo stanchi di vedere i nostri percorsi di studi degradati a manodopera a basso costo per enti, privati e imprese – spiega Andrea Torti, coordinatore nazionale di Link Coordinamento universitario -. Con la campagna Formazione precaria abbiamo lanciato un’inchiesta, con lo scopo di portare alla luce lo sfruttamento nei percorsi accademici”.

Secondo Martina Carpani, coordinatrice nazionale di Rete della conoscenza, servono maggiori risorse per istruzione e ricerca: “La scuola e l’università non devono essere asservite al profitto degli sfruttatori, semmai devono cambiare il mondo del lavoro. L’istruzione deve essere garantita a tutti abolendo il numero chiuso all’università e istituendo il reddito di formazione universale”.