napolitano giorgio, quirinale, dimissioni napolitano

È stato il giorno delle 5 chiame nominali per i voti di fiducia (il voto finale è in programma giovedì) sulla legge elettorale, a Palazzo Madama.

Passano in Senato tutte le fiducie anche se in Aula si è scatenata la bagarre quando, durante la prima votazione, quando il senatore M5s Mario Michele Giarrusso, passando sotto lo scranno della presidenza, ha fatto il gesto dell’ombrello. Il presidente Pietro Grasso è intervenuto per riportare l’ordine.

Tutto secondo copione sulla prima fiducia che passa con 150 sì, 61 i no. Nella seconda, i sì sono stati 151, 61 i no, nessun astenuto. Nella terza, sì sono stati 148, 61 i no. Nessun astenuto. I presenti sono stati 217, i votanti 209. Raggiunto il numero legale anche nel quarto voto di fiducia: anche questa volta i senatori del gruppo Ala di Denis Verdini sono stati determinanti. I voti a favore sono stati 150, 60 i no. Nessun astenuto. Passa anche la quinta fiducia. I voti a favore sono stati 145, quelli contrari 17. Nessun astenuto. Passa così l’articolo 6 del ‘Rosatellum’. L’articolo 5 era stato approvato con voto elettronico senza ricorrere alla fiducia.

Il presidente emerito Giorgio Napolitano ha fatto sapere che esprimerà il proprio voto favorevole, “per salvaguardare la stabilità”. Napolitano ha giudicato “singolare e improprio il far pesare sul premier la responsabilità di una fiducia che garantisse l’intangibilità di una proposta condivisa”.

“E’ corretto sostenere che una linea antiostruzionistica possa affidarsi solo a mezzi estremi come il vanificare ogni ricorso all’istituto del voto segreto e il negare ogni libero confronto emendativo?”, domanda Giorgio Napolitano ai senatori intervenendo sulla riforma elettorale.

A tale proposito, il presidente emerito considera “essenziale” la necessità “di misure e comportamenti miranti a maggiore funzionalità, efficienza e produttività nello svolgimento dei lavori parlamentari anche attraverso sveltimento e credibilità dei tempi di esame di ogni provvedimento nelle Camere. Senza che il Parlamento esorbiti dalle sue funzioni”.

“Tutto questo è essenziale anche per contrastare rigurgiti di una campagna anti-parlamentaristica che conta tristi precedenti in Italia”, osserva Napolitano.