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L’Italia ‘invecchia’ rapidamente: poche le nascite

Ce lo dicono ogni anno con toni sempre più allarmistici gli statistici dell’Istat: quella italiana è una società che sta invecchiando rapidamente e in cui nascono pochissimi bambini.

Gli ultimi dati disponibili, quelli per l’anno 2016, sono in effetti incontrovertibili: nel 2016 sono nati nel nostro paese solo 474mila bambini, la cifra più bassa dall’anno dell’unità d’italia, il 1861. Contemporaneamente a ciò la speranza di vita si è alzata a 80 anni per gli uomini e a 85 per le donne. Per mantenere stabile la popolazione di un paese,serve un numero di figli per donna pari a 2,1; in Italia invece siamo abbondantemente al di sotto di quella cifra,con un tasso di natalità di 1,35 figli per donna.

Questo dato era sceso ai minimi storici (1,19) nel 1995 per poi riprendere a risalire fino a 1,46 nel 2010, anno dopo il quale ha ripreso a scendere. Le differenze regionali all’interno del nostro paese sono abbastanza notevoli, con un tasso di natalità pari a 1,41 al nord, 1,31 al centro e 1,29 al sud.

Gli esperti tendono a legare queste differenze fra le diverse regioni del nostro paese con la maggiore presenza di stranieri,che hanno un tasso di fecondità più elevato, nelle regioni settentrionali e centrali del nostro paese. La combinazione fra aumento della vita media e decremento del tasso di fecondità genera indici di vecchiaia e dipendenza alle stelle in Italia, fra i più alti al mondo. Ma cosa sono questi due indici?

L’indice di vecchiaia e’il rapporto fra la popolazione over 65 anni e la popolazione di 0-14 anni, moltiplicato per 100. Questo dato nel 2015 era di 157,7. Cosa significa? Detto in termini brutali,che ci sono in Italia molti più anziani che giovani, e che questo sbilanciamento cresce continuamente. L’indice di dipendenza invece è il rapporto tra la popolazione over 65 e la popolazione in età lavorativa, cioè quella fra i 15 e i 64 anni.Si esprime ponendo a 100 la quota degli adulti in età lavorativa. Anche qui, più alto è il dato, peggio è.

I risultati sono sconcertanti:ogni 100 persone in età lavorativa ci sono nel nostro paese 33,7 persone oltre i 65 anni. Secondo Istat la regione più vecchia d’italia e’ la liguria(indice di vecchiaia di 245,5 e indice di dipendenza di 65,7), seguita da Friuli Venezia Giulia, Molise e Toscana.L’indice di vecchiaia e di dipendenza più bassi si riscontrano invece in campania,seguita da Trentino Alto Adige e Sicilia.

Oggi, sempre secondo dati Istat, il 21,7% della popolazione italiana è composto da over 65. Per quanto riguarda un altro valore importante per i demografi, quello dell’età mediana, oggi essa in Italia è di 45,1 anni, aumentata esponenzialmente rispetto ai 31 anni del 1960. Secondo le previsioni dei più autorevoli demografi italiani, come Massimo Livi Bacci, questi trend continueranno ad affliggere il nostro paese anche nei prossimi decenni, anche per la diminuzione del numero di donne in età fertile.

Se chiudessimo le porte agli immigrati nel 2050 la popolazione della penisola scenderebbe dagli attuali 60 milioni a 51-52 milioni, con una percentuale di anziani ancora superiore ai numeri già altissimi di oggi. Se invece si accogliessero qualche centinaio di immigrati l’anno di qui al 2050, la popolazione dell’Italia si stabilizzerebbe intorno ai 56-58 milioni di abitanti, anche se i flussi dall’estero non basterebbero ad arrestare l’invecchiamento della popolazione. I problemi posti alla società italiana da queste tendenze demografiche sono e saranno enormi: chi finanzierà le pensioni per masse di anziani? Chi si occuperà degli anziani con gravi problemi di salute considerando che non esistono più le famiglie allargate di un tempo  e che quelle nucleari si sono ridotte a 1-2 figli?

Se si sceglierà, per ovviare all’inverno demografico italiano, la via dell’immigrazione di massa,come integrare in una società anziana e per tanti aspetti diffidente e rattrappita su se stessa i numerosi stranieri che arriveranno,portatori spesso di culture e mentalità molto diverse?Sono tutte sfide titaniche per la politica italiana di oggi e del futuro.

Giuseppe Citrolo

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Giuseppe Citrolo
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