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Sono circa 14.600 le persone che saranno esonerate dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019. Lo si legge nella relazione tecnica all’emendamento del governo sulle pensioni con i sindacati. Si prevede per il primo anno un costo di 100 milioni e nel triennio fino al 2021 quasi 385 milioni.

Nella tabella della relazione tecnica si stimano gli effetti fino al 2027 quando lo stop riguarderà 20.900 lavoratori per 166,2 milioni di euro. Il pacchetto pensioni, a regime, vale 300,2 milioni di euro. Gli oneri prospettati dal 2018 al 2027 indicano che nel primo anno gli effetti negativi per la finanza pubblica saranno pari a 9,4 milioni.

Gli oneri complessivi, va specificato, tengono conto anche delle modifiche ai trattamenti di integrazione salariale. Una misura che non piace alla sinistra che sarà in piazza sabato 2 dicembre per la mobilitazione convocata dalla Cgil. Saranno presenti sia il nascituro blocco unico Mdp-Si-Possibile che Campo Progressista di Pisapia.

A determinare la presa di posizione della Cgil è stata la rottura del tavolo sulle pensioni a Palazzo Chigi. Il sindacato di Susanna Camusso ha infatti bocciato il pacchetto del governo, rilevando le “gravi insufficienze” presenti. In piazza scenderanno anche Bersani e Speranza.