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Si è aperta una vera e propria crisi diplomatica internazionale attorno alo spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Dopo le rassicurazioni di Washington che ancora non si sbilancia sulle date, la Turchia avverte che “Gerusalemme è una linea rossa per i musulmani”.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che l’eventuale riconoscimento di Gerusalemme a capitale di Israele potrebbe portare alla rottura delle relazioni diplomatiche della Turchia con Israele poiché la mossa sarebbe interpretata dai palestinesi come un esplicito riconoscimento della sovranità dello Stato ebraico. 

Secca la replica del portavoce del ministro degli Esteri Emmanuel Nahshon: “Gerusalemme è la capitale del popolo ebraico da tremila anni e la capitale di Israele da 70, senza riguardo se sia riconosciuta o meno da Erdogan”. Il leader di Yesh Atid Yair Lapid ha detto che Israele “non si farà minacciare”.

Trump ha informato il leader palestinese Abu Mazen “della sua intenzione di spostare l’ambasciata americana”. Abu Mazen ha ammonito il presidente “dei pericoli di una tale decisione sul processo di pace, sulla sicurezza e la stabilità nella regione e nel mondo”.

“Non ci può essere nessuno Stato palestinese senza Gerusalemme est come capitale, in conformità con le risoluzioni di legittimità internazionale e l’iniziativa di pace araba. Il presidente – ha concluso il portavoce Abu Rudeina – continuerà i suoi contatti con i leader mondiali per prevenire azioni inaccettabili”.

Ma la preoccupazione per eventuali disordini nell’area cresce anche in Europa. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso a Trump in una conversazione telefonica la “sua preoccupazione sull’eventualità”, ricordandogli, riferisce l’Eliseo, “che la questione dello status di Gerusalemme dovrà essere regolata nel quadro dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi”.