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“Dal primo luglio a oggi c’è stata una riduzione degli arrivi del 69%, pari a 80mila migranti: un risultato che solo un anno fa sarebbe stato impensabile prevedere”. Il premier Paolo Gentiloni gongola al Senato parlando della gestione italiana dei flussi migratori in vista del prossimo Consiglio Ue. Risultati “frutto di un lavoro enorme, di rapporti bilaterali con le autorità libiche e con i Paesi di provenienza e di transito”.

Il premier spiega che sui migranti “l’Italia si è mossa, ha fatto un trattato bilaterale in Libia, ha ottenuto risultati”. “Ciò, ha avuto come conseguenza il fatto che finalmente si sono accesi riflettori sulla situazione dei diritti umani in Libia: è merito nostro, non di qualcuno che ora racconta queste cose come se fosse una realtà imprevedibile”. 

“A Bruxelles chiederemo se su questi risultati è giunto finalmente il momento di investire tutti insieme come Unione europea, io sono relativamente ottimista – ha aggiunto – Noi andiamo al Consiglio con l’orgoglio di essere contemporaneamente il Paese capace di accogliere e salvare vite umane in mare e” che, allo stesso tempo, infligge ai trafficanti di vite umane sconfitte serie e, mi auguro, stabili nel tempo”.

Ma c’è un’altra faccia della medaglia. È quella illustrata da Amnesty International che ha accusato i governi europei di essere complici nelle torture e nelle violenze ai danni di migliaia di rifugiati e migranti detenuti in condizioni tremende nei campi libici.

Secondo l’organizzazione, infatti, i governi europei sostengono attivamente le autorità locali nel trattenere le persone in Libia con il risultato di creare centinaia di migliaia di rifugiati e migranti intrappolati e in balia delle autorità locali, delle milizie, dei gruppi armati e dei trafficanti spesso in combutta per ottenere vantaggi economici.

“Decine di migliaia di persone sono imprigionate a tempo indeterminato in centri di detenzione sovraffollati e sottoposte a violenze ed abusi sistematici”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa. “I governi europei non solo sono pienamente a conoscenza di questi abusi, ma sostengono attivamente le autorita’ libiche nell’impedire le partenze e trattenere le persone in Libia. Dunque, sono complici di tali crimini“, ha aggiunto.

Secondo Amnesty, soprattutto l’Italia ha attuato una serie di misure destinate a sigillare la rotta migratoria attraverso la Libia e da qui nel Mediterraneo centrale, con scarsa attenzione alle conseguenze per le persone intrappolate all`interno dei confini della Libia, dove regna l’anarchia.