Ricorre oggi l’anniversario di morte di una delle attrici del cinema e del teatro italiano più conosciute. Mariangela Melato, milanese di nascita, morì cinque anni fa per una malattia fulminante, un tumore al pancreas che non le lasciò scampo. Dopo aver tentato di combatterlo per diverso tempo, l’attrice abbandonò la vita lasciando nella memoria della platea italiana personaggi indimenticabili, donne sensuali, a tratti drammatiche e spesso dal forte senso dell’ironia.

Chi l’ha conosciuta tramite lo schermo televisivo ricorderà senz’altro le interpretazioni al fianco di Giancarlo Giannini in “Mimì metallurgico ferito nell’onore” e “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” o i ruoli drammatici interpretati in “”La classe operaia va in paradiso”, ”Todo modo”, e ”Caro Michele” di Mario Monicelli.

La sua arte principale è stata quella di sapere interpretare sia ruoli drammatici che grotteschi, passando dal teatro al cinema e infine alle fiction. Sul palcoscenico recitò nell’Orlando Furioso, nell’Orestea di Eschilo e ”Quel che sapeva Maisie” di Henry James. Negli anni 90 si dedicò al piccolo schermo, mentre nel 1999 tornò al cinema per interpretare la sorella di Enzo Tortora in “Un uomo per bene”. 

Fu sempre grande amante della sua privacy: “La gente di me sa quello che deve sapere. Non credo che mi ami meno perché non racconto gli affari miei”. Uno dei suoi più grandi amori fu Renzo Arbore, che di lei ha un ricordo indelebile: “Un talento multiforme. In ogni campo in cui si è cimentata è emersa la sua straordinaria creatività, perfino nella pittura – disse ad ‘Avvenire’ – Del resto aveva studiato all’Accademia di Brera. Di recente il regista e amico Marco Tullio Giordana mi ha fatto un grande dono: un autoritratto di Mariangela che realizzò ai tempi in cui stava girando La classe operaia va in paradiso di Elio Petri con Gian Maria Volontè. Si era raffigurata come la protagonista, Lidia, con il cappellino di lana in testa. Quel quadro è appeso qui in casa mia e lo conservo tra le cose più care”.