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I Finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caltanissetta e i carabinieri del nucleo investigativo di Enna, hanno contestato alle persone indagate i reati, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni di proprietà di soggetti appartenenti a Cosa Nostra.

La custodia in carcere riguarda Gabriele Giacomo Stanzù, di Capizzi (Me), 57 anni, già detenuto, e il fratello Nicola Antonino 41 anni. Ai domiciliari sono andati Carlotta Mammanica Conti, di Enna, 42 anni, (moglie di Nicola Stanzù), Antonio Di Dio, di Nicosia (En), 31 anni, Carlo D’Angelo, nato a Valguarnera Caropepe (En), 54 anni, Nunzia Mammanica Conti, nata a Piazza Armerina (En), 43 anni, sorella di Carlotta e moglie di D’Angelo.

Le indagini sono state effettuate seguendo il flusso patrimoniale di Gabriele Stanzù, coinvolto nell’inchiesta antimafia “Dioniso”, coordinata, nel 2004 e 2005, dalla Dda di Catania e condannato a 14 anni di carcere per l’omicidio di Francesco Saffila. Le indagini hanno fatto emergere la contiguità di Sanzù a “Cosa Nostra”, in particolare ad elementi di spicco della mafia gelese tra cui Daniele Emmanuello (morto in un conflitto a fuoco in occasione della sua cattura nel 2007).

”In una seconda fase – dice la Gdf – sono state monitorate le movimentazioni effettuate da Stanzù nei confronti di propri congiunti e conoscenti e sono emerse operazioni finanziarie e patrimoniali mirate a schermare i beni e le aziende riconducibili all’indagato per scongiurare un’eventuale aggressione preventiva dei patrimoni. L’attività illecita ha permesso alla famiglia Stanzu’, attraverso prestanome, di continuare a beneficiare dell’incameramento di aiuti comunitari”.

Nel luglio scorso i finanzieri sequestrarono agli indagati beni per un valore superiore a 11 milioni di euro (consistente in terreni, fabbricati, autovetture e diversi conti correnti postali e bancari). L’inchiesta ha scoperto che Nicola Antonio Stanzù e gli altri indagati hanno continuato, infatti, a gestire il patrimonio di Gabriele Stanzù, attraverso trasferimenti fittizi di beni direttamente o indirettamente riconducibili a quest’ultimo.

Gli investigatori dicono che le indagini hanno fatto emergere gli interessi della criminalità organizzata di stampo mafioso nell’illecita acquisizione di aziende agricole e di appezzamenti di terreni utilizzati per la presentazione di domande per i contributi Agea.