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Influenza, basta l’aria per diffonderla

di Federica Raccuglia

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Influenza, basta l’aria per diffonderla

| venerdì 19 Gennaio 2018 - 15:15
Influenza, basta l’aria per diffonderla

Per ammalarsi non basta schivare colpi di tosse e starnuti di chi ci sta accanto in casa, in bus o in metro. Uno studio, realizzato dall’Università del Maryland e pubblicato su Pnas, ha dimostrato infatti che basta l’aria del diffondere l’influenza.

[citation]Abbiamo scoperto che i casi di influenza hanno contaminato l’aria che li circonda con un virus infettivo grazie al respiro, senza tossire o starnutire – ha detto Donald Milton, docente di salute ambientale all’Università del Maryland – Le persone con l’influenza generano aerosol contagiosi (minuscole goccioline che rimangono sospese nell’aria per lungo tempo) anche quando non tossiscono e specialmente durante i primi giorni di malattia. Quindi quando qualcuno sente che sta prendendo l’influenza dovrebbe stare a casa e non rimanere sul posto di lavoro a infettare gli altri.[/citation]

Per arrivare a questa soluzione, gli studiosi hanno svolto una serie di analisi su pazienti influenzati e hanno trovato il virus nel respiro espirato di 142 persone. 

I numeri in Italia nel 2018

L’influenza che ha coinvolto gli italiani nel 2018 ha già toccato livelli record, con 4 milioni di persone a letto. Si tratta indubbiamente di “una delle peggiori degli ultimi anni“, ha dichiarato Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. 

[citation]I più colpiti – ha detto Cricelli – risultano i bambini con meno di 5 anni che presentano un tasso di circa 30,8 casi per mille assistiti. Decisamente più basso è invece il numero di anziani infettati: 7,8 casi per mille assistiti.[/citation]

Il consiglio dei medici è quello di estendere la vaccinazione a più categorie possibili poichè la diffusibilità della malattia è al momento molto elevata.

[citation]In questi giorni di epidemia sono state rimandate decine di migliaia di donazioni per l’influenza – ha detto il dott. Aurelio Sessa, responsabile SIMG del settore –  In alcuni ospedali sono stati addirittura rimandati interventi chirurgici per mancanza di unita’ di sangue. Va però ricordato che il donatore di sangue è una persona per definizione sana. Proponiamo quindi al Ministero della Salute di promuovere la vaccinazione gratuita nei confronti dei donatori stabili.[/citation]

 

 

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