Don Matteo è arrivato alla undicesima edizione: un gruppetto di amici che ci fanno compagnia ogni settimana da ben undici anni alle cui vicende partecipiamo con interesse ed affezione. Ma come mai Don Matteo ha tanto successo? Forse perché non dobbiamo subire sparatorie e sangue da tutte le parti, non agguati e coltelli, ansie di vicende torbide e complesse.

Ma perchè, alla bontà della produzione ed alla provata bravura di tutti gli interpreti, si aggiunge certa familiarità dell’atmosfera, la banalità rassicurante e forse perduta del quotidiano, la serena pulizia e la giustizia finale delle vicende raccontate.

Finalmente accendendo la televisione si può trascorrere un’ora sorridendo alle gaffe del maresciallo-Frassica, dentro la vita della canonica con la perpetua rigorosamente isterica, con la luce magnetica degli occhi di Don Matteo-Terence Hill ex di ghiaccio ed oggi teneri ed indulgenti.

Forse il tutto si ispira alle più famose indagini di “Padre Brown”, ma qui la storia si arricchisce della presenza del corpo dei carabinieri con cui Matteo instaura questa collaborazione investigativa discreta ma non troppo, che dà luogo ad intrecci di rapporti anche personali e divertenti.

Racconti intelligenti e realistici; un giallo-poliziesco leggero con un ritmo sostenuto ma non stressante; belle ambientazioni, personaggi ben caratterizzati e con un bel risvolto umano dei quali entriamo in un privato accennato: nel rispetto della migliore tradizione italiana, la ricetta vincente per un programma di intrattenimento con visione consigliata a tutta la famiglia che così, in una serata di mezzo settimana, può ritrovarsi sul divano a sgranocchiare patatine tutti insieme. Che bello!