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Fabrizio De Andrè “Principe libero”, conquista in tv

Continua il racconto di questa vita attraversata rompendone le regole con la forza che solo il convincimento dell’ovvietà delle scelte può dare. Fabrizio innamoratosi di Dory Ghezzy comincia una nuova vita, ma non gli basta separarsi e così sia.

Precursore anche in questo realizza una grande famiglia allargata con la moglie ed il figlio Cristiano: “Pensi che l’anarchia sia fare quello che vuoi ? Anarchia è darsi le regole prima che a dartele siano gli altri”.

Assieme a Dory realizzano il sogno della campagna, quello che da ragazzo gli faceva tenere le oche nel terrazzo della sontuosa casa paterna, e ricompongono un antico casale in Gallura dove vivono felici e contenti per la nascita della loro figlia. La musica e la poesia delle sue canzoni raggiungono il grande pubblico: quel pubblico cult che va non nei teatri con le poltrone di velluto ma nelle grandi sale, dove la musica si può viverla cantando assieme a lui che dal palco trascina con la sigaretta tra le dita ed il bicchiere di wisky per terra.

Sguardo intenso e sorriso malandrino, Fabrizio si muove con prudente e sapiente slalom tra la moglie bon ton , il figlio adolescente ed ostile, la compagna semplice, innamorata e sodale. La campagna gli vive dentro e la musica scorre creando sempre nuovi capolavori.

La favola si interrompe per il sequestro di entrambi che dura quattro mesi segregati negli anfratti delle montagne della Gallura, di cui ci viene offerto un panorama spettacolare mozzafiato. Magnificamente rappresentate le sfumature del rapporto che si crea con i sequestratori , rapporto quasi di rispetto reciproco; e di comprensione dei rispettivi ruoli, come si comunicano silenziosamente con gli occhi attraverso le fessure dei passamontagna.

Esperienza terribile dalla quale Fabrizio farà nascere il magnifico racconto “l’indiano” e considera i suoi aguzzini vittime quanto lui: tanto che non collaborerà per la loro identificazione. Ma di uno di essi riconoscerà la voce ed incrocerà lo sguardo quando,qualche tempo dopo, uno sconosciuto gli si avvicinerà e chiederà l’autografo.

Per la liberazione di Dory e di questo figlio disperante, visionario, anarchico esistenzialista e prediletto il riscatto sarà pagato da papà Giuseppe, che ha sempre avuto un ruolo primario nella sua vita scapigliata e del quale,come accade sempre, si accorgerà di quanto sia stato importante solo quando non potrà più dirglielo.

Spettacolo interessante, recitazione perfetta dei protagonisti ed emozionante quella di papà Giuseppe ; il ritmo è sostenuto in una narrazione forte, intensa mai stucchevole. Bellissimo.

Tignitè

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Tignitè
Tags: de andrédori ghezzi