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Dai presidenti delle Camere alla formazione del Governo. Per Matteo Salvini si gioca tutto in pochi giorni ed è tutta una questione di alleanze. La base della Lega continua a rimanere scettica su possibili apparentamenti con il Pd e il segretario del Carroccio ne sembra pienamente convinto: “Penso che fare il contrario di quello che gli italiani hanno scelto la settimana scorsa sarebbe una follia, e ci sono due forze politiche che hanno vinto le elezioni, non è difficile capire con chi si ragionerà”.

Salvini punta al governo del Paese

“Farò tutto quello che è umanamente possibile per rispettare il mandato che gli italiani ci hanno dato, ovvero di andare a fare il presidente del Consiglio, ma senza scendere a patti e rinnegare la nostra Bibbia che è il programma”, ha detto Matteo Salvini alla scuola politica della Lega.

Insomma, niente inciuci: “Ho letto ipotesi astruse di governissimi, di governini, di passi di lato. C’è un programma scelto dagli italiani. Ho il dovere di dialogare con tutti e non serbare rancore. Ma mi sono tolto la soddisfazione di dire di no. Stasera, stranamente dopo le elezioni, sono stato invitato in tv da Fazio gli detto ‘no grazie, faccio altro'”.

Di Maio contro tutti e con tutti 

Intanto il suo “omologo” grillino prova ad aprire a tutte le forze politiche: “Faremo tutto il possibile per rispettare il mandato che ci hanno affidato. Mi auguro che tutte le forze politiche abbiano coscienza delle aspettative degli italiani: abbiamo bisogno di un governo al servizio della gente”, scrive Di Maio dal blog.

“Non abbiamo a cuore le poltrone ma che venga fatto ciò che i cittadini attendono da 30 anni – continua Di Maio – In tutta la campagna elettorale e subito dopo il voto ho detto che noi siamo disponibili al confronto con tutti per far nascere il primo governo della Terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini. Questa occasione non può essere persa. I cittadini ci guardano e pretendono il massimo dalle persone che hanno eletto in Parlamento”.

Di Maio poi prosegue: “Anche la settimana prossima sarà molto importante per il destino del nostro Paese. La partecipazione non si esaurisce con il voto. Continuate a informarvi e ad appassionarvi”. “Abbiamo messo al primo posto la qualità della vita dei cittadini che vuol dire eliminazione della povertà (con la misura del Reddito di Cittadinanza che è presente in tutta Europa tranne che in Italia e in Grecia), una manovra fiscale shock per creare lavoro, perché le tasse alle imprese sono le più alte del Continente, e finalmente un welfare alle famiglie ricalcando il modello applicato dalla Francia, che non a caso è la nazione europea dove si fanno più figli, per far ripartire la crescita demografica del nostro Paese”.

“La nostra attenzione sarà massima anche su altri fronti come quello della lotta alla corruzione, dell’eliminazione della burocrazia inutile con 400 leggi da abolire, del rispetto dell’ambiente”, scrive Di Maio. “‘Politica vuol dire realizzare‘ diceva Alcide De Gasperi, ed è a questo che tutte le forze politiche sono state chiamate dai cittadini con il voto del 4 marzo. Più precisamente a realizzare quello che anche nella dottrina sociale della Chiesa viene chiamato ‘bene comune’, che è ciò che noi in tutta la campagna elettorale abbiamo indicato come ‘interesse dei cittadini'”, scrive ancora Di Maio.

Orfini esclude patto Pd-M5S

Nel Pd invece si consuma l’ennesimo strappo interno: “Cosa dire al presidente della Repubblica lo discuteremo domani. Io sono dell’idea che quando si perde si sta all’opposizione. Stiamo all’opposizione, poi useremo il peso che abbiamo in Parlamento per far passare i singoli provvedimenti. Ma l’accordo con i cinque stelle non esiste in natura“, dichiara il presidente del Pd Matteo Orfini a “1/2 ora in più”.

“Io penso che qualora dovessimo decidere di sostenere un governo guidato dai Cinque stelle o insieme ai Cinque stelle, sarebbe la fine del Partito democratico – prosegue Orfini – Abbiamo condiviso la decisione delle dimissioni di Matteo Renzi e ci consideriamo tutti dimissionari con lui. Se si fa il congresso evidentemente un gruppo dirigente è dimissionario. Chi ha avuto responsabilità nel partito e chi ha fatto il ministro in questi cinque anni ha il suo pezzo di responsabilità”.