Danilo Toninelli

Entro sabato, avremo i nomi dei presidenti delle Camere. Almeno, questo sarebbe l’obiettivo (ribadito stamani) dei due partiti premiati dai risultati del 4 marzo, Lega e 5stelle. A palazzo Grazioli si è svolto l’ennesimo vertice a tre del centrodestra che dovrebbe veder nascere il nome del rappresentante da proporre alla guida di Palazzo Madama. Dopo una lunga consultazione, Berlusconi, Salvini e Meloni avrebbero investito FI del compito di portare un suo esponente alla presidenza del Senato. Che i tre leader non siano stati concordi sul nominativo da proporre per il Senato, non è una novità. Eppure, avrebbero finalmente trovato un accordo. In pole, il berlusconiano Paolo Romani, che il Cavaliere vorrebbe fortemente a guidare una delle due Camere. Romani, tuttavia, avrebbe la strada tagliata dal veto dei grillini a inquisiti e condannati. In ballo, anche il nome della forzista Anna Maria Bernini, caldeggiato – pare – anche da Giorgia Meloni.

Concordia 5stelle: “Coinvolgeremo tutte le forze politiche”

Maggiore concordia sotto i cieli a Cinque Stelle: ieri, si è tenuto un incontro “positivo e costruttivo” (come definiscono fonti vicine ai partecipanti) tra il duo penta-stellato Grillo-Toninelli e il leghista Giancarlo Giorgetti. “L’obiettivo è coinvolgere tutte le forze politiche e definire la scelta delle presidenze il prima possibile”, hanno affermato in coro i capigruppi in pectore del Movimento, lieti del fatto che nessun partito si sia detto contrario all’assegnazione della presidenza della Camera al M5S. Di Maio, accogliendo a Montecitorio i neo-eletti, è tornato su uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale: “Abbiamo chiesto la Presidenza della Camera perché qui ci sono più vitalizi da tagliare”. Il candidato premier, protagonista del reportage che il NY Times gli ha dedicato ieri, ha lodato il ruolo di Mattarella: “Apprezziamo molto che il Quirinale non stia mettendo fretta alle forze politiche”.

Camere: tensione placata tra Berlusconi e Salvini?

Sotto le (tante) bandiere del centrodestra, si sarebbe finalmente placata la fastidiosa tensione che opponeva Berlusconi a Salvini. Il leader del Carroccio avrebbe ammesso, infatti, la possibilità di concedere Palazzo Madama ai forzisti che insistono, forse a vuoto, sul nome di Romani. In cambio, la partita si riapre in Friuli Venezia Giulia, dove Berlusconi dovrebbe concedere a Salvini di candidare il ‘suo’ Fedriga e ottenere, in caso di vittoria, l’agognata terza regione del Nord (dopo Veneto e Lombardia).

Camere-PD ai margini, Guerini: “Non entro nel toto-nomi”

Al Nazareno, dove sarebbero tutti certi e pronti ad andare all’opposizione, è Guerini a fare sentire la propria voce: “Non entro nel toto-nomi”, ha asserito il Dem. Il deputato non sarebbe preoccupato, fiducioso del largo consenso che starebbe raccogliendo il reggente Martina. Incalzato dai giornalisti, Guerini non è voluto, neppure, entrare nel merito dei capi-gruppo PD alle Camere: “Ci sarà unità d’intenti”, e precisa: “quando sarà il momento”.