“I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori?”. Sono queste le parole di Enrico Zucca in riferimento alle vicende del ricercatore Giulio Regeni, che il magistrato accomuna ai fatti del G8 di Genova. Il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, ha avviato accertamenti sulle sue dichiarazioni.

La Cassazione avvia accertamenti su Zucca dopo dichiarazioni su Regeni

Già prima che la Cassazione prendesse la sua decisione di avviare accertamenti, Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, si era espresso sulla dichiarazione di Zucca definendola “impegnativa con qualche parola inappropriata“, ed esprimendo “stima e fiducia ai vertici delle forze di polizia per l’opera insostituibile cui assolve per la sicurezza nazionale”. Il ministero della Giustizia acquisirà gli atti relativi alle dichiarazioni del magistrato sui casi giudiziari del G8 di Genova e sulla morte di Giulio Regeni.

In passato Zucca si era già espresso duramente nei confronti della polizia in riferimento ai fatti dei Genova del 2001, provocando la reazione dell’allora capo della polizia, Alessandro Pansa. Zucca parlava del rifiuto della polizia italiana di guardare ai propri errori per non ripeterli e Pansa richiese un’azione disciplinare nei suoi confronti lamentando la lesione dell’onore degli agenti. La Magistratura Democratica e l’Associazione Nazionale Magistrati presero allora le difese del pm genovese.

“Parole oltraggiose”. Così il capo della Polizia Franco Gabrielli ha commentato le dichiarazioni del pm genovese Enrico Zucca. “Noi facciamo i conti con la nostra storia ogni giorno, sappiamo riconoscere i nostri errori. Noi, al contrario di altri, sappiamo pesare i comportamenti. Ma al contrario di altri – ha aggiunto – ogni giorno i nostri uomini e le nostre donne garantiscono serenità, sicurezza e tranquillità. Ed in nome di chi ha dato il sangue, di chi ha dato la vita, chiediamo rispetto. Gli arditi parallelismi e le infamanti accuse, qualificano soltanto chi li proferisce”.