Tonya (I, Tonya) è un film del 2017 diretto da Craig Gillespie e scritto da Steven Rogers. Il film è incentrato sulla controversa vita della pattinatrice su ghiaccio Tonya Harding, interpretata da Margot Robbie, protagonista nel 1994 di uno dei più grossi scandali sportivi degli Stati Uniti d’America. 

Il film è stato presentato in anteprima nazionale a Palermo,  e uscirà nelle sale il 29 marzo. 

Trama di Tonya

Tonya Harding è stata la prima atleta americana ad eccellere ai campionati nazionali statunitensi, dove eseguì il suo primo “triplo axel”. Ma dietro i successi sportivi si nasconde una vita personale difficile, dal rapporto opprimente con la madre al travagliato matrimonio con Jeff Gillooly. Nel 1994 il mondo del pattinaggio su ghiaccio viene sconvolto dal brutale attacco ai danni della promessa del pattinaggio Nancy Kerrigan. L’atleta viene colpita alla gamba da uno sconosciuto, che la costringe a ritirarsi dai campionati nazionali. In seguito si scoprirà che la Harding, d’accordo con il marito, aveva pagato l’uomo per aggredire e mettere fuori gioco la rivale.

Recensione

Tonya Harding non ha avuto un’infanzia facile e la vita non le ha conservato un trattamento migliore crescendo. Eppure, sebbene sofferente d’asma e forte fumatrice, da sempre poco amata dai giudici di gara che non la ritenevano all’altezza di un modello da proporre, la Harding è stata una grande pattinatrice, la seconda donna ad eseguire un triplo axel in una competizione ufficiale e tuttora una delle pochissime ad averne avuto il coraggio. Il film di Gillespie, infatti, che racconta la sua ascesa e la sua caduta, ha dovuto supplire con effetti speciali, non trovando nessuna controfigura disposta o capace di compiere questo salto.

Questo è un film “scorsesiano” nella struttura, chiamato a riportare in vita un’esistenza complicata, segnata sin dall’infanzia, costantemente alimentata dall’amore nei confronti dei pattini e rovinata da un temperamento ingestibile. Partendo da alcune reali interviste rilasciate verso la metà degli anni ’90 da tutti i protagonisti di questa folle storia, Gillespie e Steven Rogers hanno ricostruito l’intera esistenza di una campionessa cresciuta a insulti e violenza, perennemente sminuita, provocata e malsanamente amata.

Una prova mostruosa, quella di Margot Robbie. La sua Harding, così burbera e inelegante, atleticamente esplosiva ed emotivamente scossa da un’esistenza vissuta sempre al limite lascia senza fiato per credibilità e potenza espressiva. La Robbie tiene favolosamente il peso di un personaggio abusato e violento, bugiardo, sboccato e mai neanche lontanamente attraversato da un senso di colpa.

Il film, assurdamente divertente, racconta ascesa e caduta di una ragazza per anni maltrattata da una terrificante madre, che ha i lineamenti di una diabolica e glaciale Allison Janney. Una madre sacrificata per un amore, ma che l’amore stesso l’ha concesso sacrificando il suo cordone di affetti e di comprensione (o forse no?). Non passa in secondo piano lo stupido e manesco marito, interpretato da un inedito Sebastian Stan.

Tonya va oltre il semplice biopic sportivo, virando inaspettatamente verso la dark comedy, con la stupidità del male tipicamente coeniana. La banda di cialtroni che porta a compimento l’aggressione ai danni di Nancy Kerrigan richiama, infatti, l’irresistibile delinquenza idiota di Fargo.

Bello, sporco e cattivo, I, Tonya compie l’impresa di umanizzare una delle sportive più odiate d’America. Un personaggio estremo di fatto nato per diventare cinema, con Gillespie e Rogers autori di un biopic inusuale, tanto affascinante nella sua rappresentazione narrativa quanto emotivamente disturbante, cinicamente esilarante e tecnicamente ineccepibile, accompagnato da una prova d’attrice monumentale.